ATTO UNICO.
Le mariage est de toutes les choses sérieuses
la chose la plus bouffonne.
Beaumarchais.
Una campagna incolta, ricca di fiori e di verzura. In fondo, si eleva una siepe di cespugli folti. A destra e a manca, sentieruoli erti e serpeggianti. — Tra l'edera, il muschio e le felci, la porticina d'un tugurio. Sopra la porticina, un largo buco a mo' di finestrella. Qua e là, rovi, ciuffi d'erbe selvatiche, tronchi d'alberi spezzati. Il cielo è azzurro. Nell'aria si diffonde una luce strana, lievissimamente rosea, con sfumature giallognole: è un'aria ingombra di vapori leggeri e leggermente colorati, la quale dà alla scena campestre un carattere fantastico. Si vede scintillare, lontano lontano, in alto, dove sono più densi i vapori, il dorato «Castello della fantasia».
(Alzatasi la tela, la scena è vuota. — Si sente il canto delle Disilluse portato dal vento. — Le parole, per fortuna dell'autore, quasi non si odono.)
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Le Fanciulle, tra cui Clea
(di dentro)
È l'alma affranta,
è vuoto il core,
la vita è infranta,
il mondo muore.
Qui di luce mesti incanti
noi viviamo circonfuse...,
La natura par che canti:
«Disilluse! disilluse!...»
(Circondate d'una luminosa aureola, le Fanciulle, dagli abiti semplici, gentili, vaporosi e tinti di colori pallidi, dai capelli sciolti, ornati di fiori delicati, e dagli atteggiamenti di persone dolci, languide, annoiate e sospirose, si avanzano a poco a poco. — Clea è la loro conduttrice.)
Venticello innamorato,
che d'intorno a noi ti aggiri,
che ci avvolgi di sospiri
e ci assedi da ogni lato,
sappi ben che ci ami invano.
L'amor nostro è morto a Zano!
Venticello vagabondo,
tu che vedi, tu che senti
tutti i nostri patimenti,
va laggiù, va a dire al mondo
che noi... gli uomini aboliamo...
Non amiamo, non amiamo!