Alfredo

Ed è questa l'amicizia che hai per me e per mia moglie?

Il Duca

(di dentro, impaziente) Signor Maurizio! Signor Maurizio!

Maurizio

Uhm! (Dando un pugno in aria, esce.)

SCENA III.

ALFREDO e CLAUDIA.

Alfredo

Desideravo di aver subito un colloquio con te. (Cerca di tenere un tono gentile, mite, cordiale.) Lo desideravo, perchè il tuo contegno, mia buona Claudia, mi crea una posizione difficile. In tutto ciò che fai e che dici dinanzi a mio zio, e specialmente in tutte le parole che rivolgi a lui, c'è sempre un non so che d'ironico, di acre e perfino d'insolente che è... inopportuno. Mio zio non è un rimbambito. Egli si è riavvicinato a noi per partecipare alla festa della nostra famiglia, e questo riavvicinamento è per noi — tu ne sei persuasa — un bene, sotto tutti i rapporti. L'avvenire della nostra creatura è assicurato. Noi potremo vivere con essa e per essa nella sicurezza della sua prosperità. Ma, viceversa, se mio zio dubitasse della nostra gratitudine, se non vedesse in questa casa un perfetto accordo, dovuto appunto alla più dolce delle aspettazioni, noi saremmo liquidati.