NELLINA e GIACOMO.

(Un silenzio.)

Nellina

(siede sul sofà, rannicchiandovisi in uno di quegli atteggiamenti di concentrazione selvaggia che aveva una volta.)

Giacomo

(siede lontano, tutto preso dalla emozione di iniziare il colloquio. Poi comincia:) Prima di tutto, è bene che tu sappia che ho potuto soddisfare molti dei miei debiti, vendendo la proprietà di Sant'Angelo, già donatami da mio padre. A lui non ho avuto il coraggio di rivolgermi. Volevo andare a offrirgli la mia assistenza per mantenere la promessa che da lui medesimo m'era stata richiesta il giorno in cui ci separammo; ma egli ha incaricato il suo segretario di avvertirmi che non mi avrebbe mai più ricevuto. (Dolorosamente) Così, il suo sogno di avermi vicino nelle sue ore più tristi... non sarà realizzato. Tu ci hai divisi per sempre! (Pausa.) Sappi, inoltre, che ho trovata una occupazione decorosa e abbastanza remunerativa.

Nellina

(con un rammarico unito a uno stupore quasi ingenuo) Per causa mia, sei costretto a metterti a lavorare?

Giacomo

Non faccio nessun sacrifizio utilizzando i miei studi e il mio ingegno.... Comprenderai che non mi sarei ripresentato a te senza essere in grado di assicurarti un po' di agiatezza. Indubbiamente, se tu non rinunziassi allo sperpero a cui ti sei abituata, non saprei come provvedere. Il problema sta nel mutare il tuo sistema di vita.