Giacomo
(dopo averla ancora interrogata con gli occhi e col pensiero, scrolla il capo. Poi, invano raffrena l'angoscia: già il pianto gli sale alla gola e, con desolazione rassegnata, abbandona il volto nelle mani per nascondere le lagrime.)
Nellina
(ne prova un senso di rincrescimento pietoso, un senso di dolore del quale non sa rendersi conto e che vorrebbe non provare. A poco a poco, gli si avvicina, e gli scuote lievemente una spalla.) No, Giacomo.... Non soffrire, tu.... Non è te che voglio veder soffrire.... Tu sei buono ed hai cercato di farmi tutto il bene che potevi... (Quasi con durezza) Soffro anch'io nel vederti così... I miei occhi non hanno lagrime come ne hanno i tuoi.... Non ho pianto mai.... Ma, guardandoti piangere, stasera.... mi pare che l'anima mi pianga.
Giacomo
(si rivolge a lei con dolce meraviglia e la contempla trasognato.) Perchè non ti dài tutta a questa gratitudine, a questa gentilezza, di cui, tuo malgrado, ti riveli capace? Se tu comprendessi che sollievo ne avresti tu stessa e che sollievo, che gioia ne verrebbe a me! Per ora, Nellina, io non ti chiederei di più. Nella calma che mi concederesti, correggerei qualche mio eccesso, limiterei le mie esigenze, e, senza mai costringerti, senza mai stancarti, ti terrei, ti terrei, conducendoti piano piano per una strada che adesso tu non intravedi neppure.
Nellina
Io sono fatta di spine. Ogni mano che cerca di tenermi, ne è lacerata a sangue! La sola prova che io ti possa dare della mia gratitudine è di allontanarti. Vattene, Giacomo! Fuggimi, disprezzami, scòrdati di me!
Giacomo
Ma che cos'è che t'impedisce perfino di consentire che io ritenti? Tu temi che ne riporterei altre ferite, e non pensi che se io gettassi via il mio affetto e i tanti ricordi che già mi legano a te e la speranza di... costruire la tua onestà, mi parrebbe di non vivere più! Tu non vuoi che io pianga, e, per non farmi piangere, mi consigli di strapparmi gli occhi. È assurdo, Nellina! È assurdo! Io sono tornato per riprenderti e non mi lascerò spaventare dal tuo pessimismo. Esso non è che una menzogna amara dietro cui si nasconde una creatura infelice. A prima giunta, sì, il tuo aspetto, la tua veste, il tuo volto insudiciato, tutte le tue parole, tutto l'insieme della tua persona, tutto questo piccolo laboratorio di incoscienti vanità disordinate, mi hanno messo i brividi; ma, riflettendoci, è diverso. Che c'era di enorme, che c'era d'imprevedibile in quello che ho trovato? Mi avevi creduto il tuo tiranno, mi avevi creduto il tuo carceriere; ed essendo rimasta sola, cominciavi a inebriarti spensieratamente della tua libertà. Un po' di reazione, un po' di frivolezza: non altro. E io mostrerei di amarti d'un amore mediocre e meschino se anche a mente tranquilla esagerassi l'importanza di questa frivolezza quasi infantile. M'intendi, Nellina? M'intendi bene? Ti convinci che non devi farmi fuggire?