... Io... dunque,... ho finito col perderlo? (Pausa.) Non senti più nulla per me?!... Più nulla?!...
Nellina
(senza rispondere, tormenta le dita, intrecciandole e torcendole.)
Giacomo
(dopo averla ancora interrogata con gli occhi e col pensiero, scrolla il capo. Poi, invano raffrena l'angoscia: già il pianto gli sale alla gola e, con desolazione rassegnata, abbandona il volto nelle mani per nascondere le lagrime.)
Nellina
(ne prova un senso di rincrescimento pietoso, un senso di dolore del quale non sa rendersi conto e che vorrebbe non provare. A poco a poco, gli si avvicina, e gli scuote lievemente una spalla.) No, Giacomo.... Non soffrire, tu.... Non è te che voglio veder soffrire.... Tu sei buono ed hai cercato di farmi tutto il bene che potevi... (Quasi con durezza) Soffro anch'io nel vederti così... I miei occhi non hanno lagrime come ne hanno i tuoi.... Non ho pianto mai.... Ma, guardandoti piangere, stasera.... mi pare che l'anima mi pianga.
Giacomo
(si rivolge a lei con dolce meraviglia e la contempla trasognato.) Perchè non ti dài tutta a questa gratitudine, a questa gentilezza, di cui, tuo malgrado, ti riveli capace? Se tu comprendessi che sollievo ne avresti tu stessa e che sollievo, che gioia ne verrebbe a me! Per ora, Nellina, io non ti chiederei di più. Nella calma che mi concederesti, correggerei qualche mio eccesso, limiterei le mie esigenze, e, senza mai costringerti, senza mai stancarti, ti terrei, ti terrei, conducendoti piano piano per una strada che adesso tu non intravedi neppure.
Nellina