Io sono fatta di spine. Ogni mano che cerca di tenermi, ne è lacerata a sangue! La sola prova che io ti possa dare della mia gratitudine è di allontanarti. Vattene, Giacomo! Fuggimi, disprezzami, scòrdati di me!

Giacomo

Ma che cos'è che t'impedisce perfino di consentire che io ritenti? Tu temi che ne riporterei altre ferite, e non pensi che se io gettassi via il mio affetto e i tanti ricordi che già mi legano a te e la speranza di... costruire la tua onestà, mi parrebbe di non vivere più! Tu non vuoi che io pianga, e, per non farmi piangere, mi consigli di strapparmi gli occhi. È assurdo, Nellina! È assurdo! Io sono tornato per riprenderti e non mi lascerò spaventare dal tuo pessimismo. Esso non è che una menzogna amara dietro cui si nasconde una creatura infelice. A prima giunta, sì, il tuo aspetto, la tua veste, il tuo volto insudiciato, tutte le tue parole, tutto l'insieme della tua persona, tutto questo piccolo laboratorio di incoscienti vanità disordinate, mi hanno messo i brividi; ma, riflettendoci, è diverso. Che c'era di enorme, che c'era d'imprevedibile in quello che ho trovato? Mi avevi creduto il tuo tiranno, mi avevi creduto il tuo carceriere; ed essendo rimasta sola, cominciavi a inebriarti spensieratamente della tua libertà. Un po' di reazione, un po' di frivolezza: non altro. E io mostrerei di amarti d'un amore mediocre e meschino se anche a mente tranquilla esagerassi l'importanza di questa frivolezza quasi infantile. M'intendi, Nellina? M'intendi bene? Ti convinci che non devi farmi fuggire?

Nellina

(ascoltandolo, si è accoccolata a terra, tra i piedi di lui, a guisa di una cagnetta intimidita che le immeritate carezze del padrone non riescano a rassicurare. Non vuole, non può sopportare che egli s'illuda e stranamente borbotta:) Tu... mi giudichi... con troppa indulgenza....

Giacomo

Perchè?

Nellina

(in un misto di acre schiettezza istintiva e di timidità tremebonda) Io... ti ho mentito.

Giacomo