Gigetta
(con riluttante dolcezza) È stato più grande, credimi, il coraggio... di non voler morire. E questo coraggio io l'ho avuto... (indugiando nella reticenza)... per te.
Nellina
(si leva con una scossa di sorpresa. Poi, attonita, le chiede:) Per me?!
Gigetta
(nell'alternativa della speranza e del timore di essere indovinata) Di che ti meravigli?
Nellina
(trasognata) Non so.... Stanotte, più che mai, mi sembra che ci sia qualche cosa di straordinario, qualche cosa di prodigioso in tutto quello che accade tra noi. E il pensiero che per me tu non ti sei stancata di vivere nella più crudele mortificazione mentre perfino m'impedivi di soccorrerti; mi trasporta addirittura fuori della vita.... Io ti vedo come in un mistero, come in un sogno....
Gigetta
(sovraeccitandosi) Ma io, al contrario, voglio che questa notte tu mi veda nella realtà di una colpa, che non hai mai sospettata! Nulla di prodigioso! Nulla! Nulla! Non illuderti più, Nellina! In tutto quello che accade tra noi due non c'è che un rimorso: un rimorso perenne, un rimorso crescente: il mio rimorso!