Corrado
(gettando il cappello sul tavolino) Donna Clotilde ha avuto la bontà dì darmi convegno laggiù per non obbligarmi ad affrontare questa canicola, e io, invece, ho voluto affrontarla per venire a salutare... vossignoria. Ho pensato che saresti capacissimo di lasciarmi andar via senza stringermi la mano. Da qualche tempo non sei molto gentile con questo povero vecchio amico che, quando eri piccino, chiamavi zio Corrado. E mi avrebbe seccato non poco di non scambiare con te, neppure oggi, una parola affettuosa.
Enrico
(ha la fronte bassa e torva, gli sguardi a terra.)
Corrado
(ne nota il contegno, ma non vi attribuisce una speciale importanza, e continua cordialmente:) Cosa vuoi! Il tempo è tutt'altro che galantuomo, e, fra le tante bricconerie che commette, c'è anche quella di regalarci un po' di sentimentalismo, che non è nient'affatto comodo. (Pausa. Il contegno persistente d'Enrico comincia a sorprenderlo.) Ma vedo che non sarà facile strapparti di bocca una parola affettuosa.... Si direbbe, anzi, che la mia affettuosità sia per te un tormento. (Lo guarda.) Ti rodi! Ti comprimi!... Si può sapere, almeno, quel che ti frulla pel capo?
Enrico
(penosamente) Signor Corrado, io... desideravo appunto di dirvi qualche cosa! Se non foste venuto voi qui, vi avrei cercato io!
Corrado
Tanto meglio! E spero che mi darai agio di farti smettere quella brutta cèra ostile.