Enrico

(eccitatissimo) Vi ho visto! Vi ho visto! Toglietevi di mente che non vi abbia visto. Mi trovavo laggiù, nel parco, proprio di fronte alla veranda. Mi ci trovavo... perchè l'insonnia mi aveva fatto desiderare l'aria fresca della notte e forse perchè avevo ceduto a una irrequietezza presaga, a un vago presentimento.... Certo è che mi ci trovavo, e non m'è possibile adesso di ricostruire con esattezza le circostanze che hanno preceduto il momento nel quale vi ho scorto. La vostra apparizione su quella veranda mi ha sconvolto. Là per là, se non mi sbaglio, mi sono nascosto come se avessi creduto d'essere io il colpevole, e poi... sono stato preso da uno sdegno e da un odio che ancora mi divampano dentro e da cui ancora mi sento soffocare. (Siede affranto.)

Corrado

(si contrae come per una trafittura nel petto. — Poi, con mitezza, con bontà) Càlmati, Enrico! Càlmati. E, del tuo odio, non parlarmene, almeno! È molto triste che tu provi questo bieco sentimento per me.

Enrico

Lo provo per voi come lo proverei per qualunque altro uomo che avesse osato di penetrare, di notte, nelle stanze di mia cugina. Ella è in casa mia, è nella casa dove sono io. Perciò, gli obblighi che ho verso di lei sono pari a quelli che avrei se mi fosse veramente sorella, e non posso non odiare chi se ne è messo l'onore sotto i piedi!

Corrado

(sedendogli accanto, deferente, remissivo) Lascia stare l'onore, Enrico. Il solo testimone di questo incidente sei stato tu, che, senza dubbio, non vorrai propalarlo. La signorina Nanetta — sii ragionevole — per quanto riguarda il suo onore, non ha nulla a temere. Tutto si riduce, dunque, al tuo allarme di cugino, al tuo allarme di fratello. È un allarme abbastanza giusto, sì, e che giustamente attizza la tua troppo eccitabile e inesperta sensibilità; ma sono qua io, io stesso, per dirti, a mo' di confessione, quel che è necessario affinchè il cugino e il fratello intendano l'innocuità della mia visita misteriosa. Ti sono innanzi, lo vedi, umile e sottomesso, come se il ragazzo ventenne fossi io e tu fossi l'uomo maturo: che so?.. un tutore, uno zio,... un babbo.

Enrico

(si è chiuso in un'astiosa immobilità.)