Enrico
(con un tono insolente) Voi esibite i vostri acciacchi quando vi conviene di atteggiarvi a vecchio!
Corrado
La tua malignazione è inopportuna, perchè, al contrario, io ti confesso che mi metto in fuga appunto per non essere, con la signorina Nanetta, nonostante gli acciacchi, il peccatore impenitente che sono sempre stato.
Enrico
(convellendosi) Tuttavia, prima di mettervi in fuga....
Corrado
(sempre più buono e persuasivo) Prima di mettermi in fuga io ho voluto avere con lei un colloquio intimo, leale, esauriente. Essa non è una delle tante pupattole moderne che si ha il diritto di prendere o lasciare senz'altra preoccupazione che quella di guastarne un po' la stoppa di cui son provvedute al posto del cuore. Io dovevo giustificarmi con lei, io dovevo dirle, intera, la ragione del mio allontanamento; e il colloquio di stanotte non è stato che la prova, la documentazione del mio profondo rispetto. Questa è la pura verità, Enrico, e quindi il cugino e il fratello possono bene tranquillarsi e possono, soprattutto, cessare — io lo spero — di odiarmi. (Gli poggia una mano sul collo, molto affettuosamente) Andiamo, giovinotto!... Non so resistere a quella tua attitudine da nemico.
Enrico
(in un fremito contenuto, scansandosi) Non mi toccate, signor Corrado.