Rossana Monteflora è un'altra cocotte di alto bordo. Rivaleggia in bellezza e in lusso con Claudine Ranier, e molto presume di sè, sfoggiando una signorilità tutt'altro che autentica.

Amalia, di professione canzonettista, è una donna che ha più di quarant'anni. Sul suo volto son le tracce della lunga attività muliebre accoppiata all'esercizio professionale, e il suo corpo, un po' ingrassato e squinternato, sopporta un busto eccessivamente stretto, che preme da tutte le parti, conservandole, in apparenza, la necessaria idoneità.

Albertina e Ninì sono anche loro canzonettiste. La prima ha già fatto fiorire abbondantemente i vari rami innestati al fusto della sua professione; la seconda — Ninì — giovanissima, esile, pallidina, è ancora fanciulla, e serba, tra gl'indugi dubitosi della sua giovinezza e i timori della sua deficiente intelligenza, l'istintivo pudore e l'istintiva sentimentalità, capace di bontà e di dolcezza.

SCENA PRIMA.

(In iscena, nessuno.)

Amalia

(entrando dal fondo, tutta animata di zelo, e dirigendosi alla porta a sinistra) Claudine! Claudine!... Fai ancora toletta?

(Si udrà, di dentro, la voce di Claudine, talvolta graziosa, talvolta sguaiata, in quel suo linguaggio speciale.)

Claudine

C'est toi, Amalia?