Caterina

(vorrebbe parlare, le sembra d'essere afona.)

Ludovico

Non hai neppure il coraggio, non hai neppure l'impulso di mitigare la gravità di quello che io dico, e te ne stai lì, muta, enigmatica, incomprensibile, senza curarti che il mio cervello è in balìa delle fantasticaggini più balorde e delle supposizioni più assurde. Se continuiamo così, Caterina, in fede mia, impazziremo tutt'e due! (Torna a sedere alla scrivania. Prende la penna, ma poi la getta via, quasi con violenza.) Ma che!... Lasciamo andare.... La testa non è a posto. (Pigliando, in disordine, lo scartafaccio ed altre carte e ponendo tutto in un cassetto) Nascondetevi qui, mie povere idee d'amore e di pace! Questa sera voi non siete che una goffa ironia! (Chiude il cassetto, e ne ripone in tasca la chiave) Non è forse vero, Caterina? Non è forse vero? (Pausa.) E taci! E taci ancora! E taci sempre! E nulla è più desolante di questi tuoi silenzi! (Sovreccitandosi) Io mi ci perdo.... Io mi ci perdo come nel buio! Io mi ci perdo come nell'ignoto!

Caterina

(con debole accento) Scusami, Ludovico.... Stasera ho qualche cosa qui, alla gola, che mi trattiene la parola, che mi trattiene la voce. Sono nervosa.... Non avertelo a male.... Volevo stare un poco vicino a te. Anzi, volevo proprio parlare con te. Sono venuta qui apposta per questo.... Ma vedo che sarà meglio ch'io vada a riposare. (Alzandosi) Parleremo domani.... Diremo molte cose.... Ma stasera no, niente. Tu, cerca di lavorare. Il lavoro ti distrarrà. Così potessi lavorare anch'io! (Si avvicina a lui.)

Ludovico

(la guarda con occhi docili.)

Caterina

Buona notte. (Gli prende la testa fra le mani e gli bacia la fronte.)