(perdutamente) Sì... sì... ci voglio venire.... Non lo capisci che ci voglio venire? Non lo vedi che non hai bisogno d'insistere affinchè io ti segua dovunque? Non vedi che sono già solamente tua? Non vedi che io sono già pronta a tutto?... a separarmi da lui... (con un accento d'inconsapevole pietà) ad abbandonarlo... a fuggirlo... a strapparmelo anche dal cuore.... Ma tu, tu, Ludovico, tu che sei migliore di me,... impediscimi di commettere questo delitto!

Ludovico

(udendo la parola «delitto», la respinge bruscamente. Si riconcentra in se medesimo. Raccoglie il soprabito e il cappello, e, dopo una pausa, in un tono tra di comando e di concessione, le dice:) Resta!

(Si guardano a lungo, intensamente, dubbiosamente, l'uno sperando ancora ch'ella lo segua, l'altra sperando ancora ch'egli non se ne vada.)

Ludovico

(con poca voce) Addio! (E fugge.)

Caterina

(immota, col volto trasformato, terreo, come se finalmente avesse consumato il sacrifizio necessario) È finita! (Indi, va alla finestra: attraverso i vetri vede Ludovico che si allontana. Estenuata, quasi inebetita, col passo malfermo si avvia verso l'uscio della sua camera. Le forze le mancano. I ginocchi le si piegano. Stramazza. Poi si sorregge a una sedia, si leva, e, soccorsa dalla suprema volontà, oltrepassa la soglia.)

SIPARIO.