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ATTO QUARTO.
Una squallida stanza di locanduccia. Un letto disadorno, basso, con accanto una culla napoletana, vuota. Un baule ai piedi del letto. Una tavola con su l'occorrente per scrivere. Poche altre misere suppellettili, tra cui un cassettone e un lavamani. Sopra il cassettone, un biberon, qualche fiala, uno specchietto, dei pettini. Sparsi qua e là, pannolini per bambini. Unica porta in fondo, ma non proprio nel mezzo. La porta s'apre in un corridoio angusto. Una finestra.
SCENA I.
CLELIA, Signora RENZI, CARMELA, ANGIOLINA, FONSECA.
(Come s'alza la tela, si vede nel corridoio, presso la porta aperta, un gruppo così formato: Carmela, con in braccio un bambino avvoltolato negli scialli; Clelia, che, pallida e desolata, si aggrappa a Carmela e al bambino; Angiolina che cerca di staccarla da lui; la signora Renzi e il dottor Fonseca che la circondano premurosamente.)
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Clelia
(con voce rotta, stanca e singhiozzante) Figlio, figlio mio....
Signora Renzi