— Ma non capite ch’io non posso contenermi? che io soffro?

La baronessa s’era alzata ancora; egli le prese la mano, la trattenne, le si buttò ai piedi, le abbracciò le ginocchia, dicendo:

— Vedete, io ne impazzirò, non importa; sento che questo è l’istante decisivo della mia vita. Voi volete la mia disperazione, lo vedo; lasciatemi qui almeno un minuto, così...

Donna Vittoria si divincolò e disse imperiosa:

— Silenzio, nessuno deve udirvi pronunziare parole sconvenienti. Rammentatevi dove siete.

Zaverio ricuperò ad un tratto il senso della realtà, si rialzò, si guardò attorno.

— Perchè mi avete ricevuto qui? chiese.

Ella non rispose.

— Se vostro marito sopraggiungesse?

— Se lo aspettassimo? disse la baronessa levando la testa in atto di sfida, poi ripigliando il suo accento beffardo: — avete paura?