— Che pensate? gli domandò la baronessa.

— Non me lo chiedete, penso a una cosa tanto assurda che non oso dirla.

— Ed è?

— Voi andrete in collera quando ve l’abbia detto; mi dareste sulla voce e l’incanto sarebbe distrutto.

E spiava inutilmente il volto di lei che rimase impenetrabile.

— Guardate, soggiunse, quand’ero ragazzo, e già i miei desideri mi scappavano fuori della mia povera casa, avevo trovato un mezzo per imbrigliarli: richiamarli dall’immensamente grande all’infinitamente piccolo; spezzar loro sino all’infinito una piccola gioia, magari una piccola illusione; sostituire alla quantità che mi difettava, l’intensità di ciò che potevo avere: molte volte mi sono creato un mondo d’una zolla d’erba... Ebbene io penso che v’amo, che sono qui vicino a voi... e voi, per un minuto solo lasciatemi credere che non respingete l’amor mio.

— No, vi dico che non so che farne, che non lo voglio.

La passione spezzava oramai tutti i ritegni della rassegnazione ch’egli s’era imposta.

— Che volete dunque da me? domandò tutto tremante.

— Daccapo! non ve lo dissi già? vedervi...