Questa volta fu il barone che lo afferrò vivamente pel braccio.

— Non credi? Se tu la vedessi! Ti giuro, è la più bella donna che esista, e, sai, me n’intendo, ne ho vedute tante, ho frugato tanti paesi prima di imbattermi in lei: ho tanto ponderato la mia scelta!

All’aria aperta l’influenza dei liquori tracannati dileguava, ma sottentrava in lui il periodo della tenerezza, della loquacità confidente.

— Ascoltate amico — tornava a dargli del voi. — non vi conosco che da stassera, ma voglio che siamo amici — e lo saremo.

Il giovine non potè trattenere una smorfia di disgusto.

L’altro continuò:

— Io sono ricco — molto ricco, e dal giorno che mi trovai padrone di una grande sostanza ho promesso a me stesso che in ogni cosa avrei avuto ciò che di meglio esiste sulla terra. Ci sono dei ricchi quanto me, più di me — non molti, ma ce n’è — ma io mi picco d’avere il talento della ricchezza: è una superiorità che non tutti possono avere — vi pare?

Il giovane non rispose; non l’ascoltava.

Il barone rispose:

— La vita è tanto breve e l’importante è stiparvi quanti più piaceri vi riesce. Io mi sono pensato di farmi un paradiso in questo mondo, posto che nell’altro non ci credo troppo. Venite a casa mia e vedrete che non ci ho nulla di mediocre, nulla che non sia stato scelto con una infinita spesa e cure infinite là dove si poteva trovar migliore. Il golfo è la meraviglia del mondo, vero? Ora la posizione del mio villino a Mergellina è la più bella del golfo: in faccia al Vesuvio, alla città, a Capri, al mare aperto, in vista e raccolta, prominente e al riparo dei venti: nel mio giardino crescono le palme e gli abeti, le fragole e i fichi moreschi, le viole e gli aloe. Vedo i vapori che arrivano, sono in città, sono in una solitudine, sono dove voglio: ho Napoli ai miei piedi, me la godo, la tengo lontana — come mi pare. — E la mia palazzina è un incanto, vedrai. Se sapessi quanto l’ho curata! La teneva il principe Pulski per una sua bella che aveva menato da Parigi: ti conterò poi tutta la politica che ho dovuto usare per farmela cedere: bisognò regalare lautamente la bella perchè ella, facendo la commedia della noia e dei capricci, mostrando una subita sazietà della villa inducesse il suo protettore a disfarsene. Il principe già ne aveva fatto una magnificenza; ma molto restava da farsi. Completai io l’opera sua. Profusi i marmi d’Italia, i legni preziosi dell’Asia, l’oro, le sete, gli arazzi. Ma quando il piccolo eliso fu perfetto mi ci annoiai, mi ci sentii solo...