— È troppo presto, pensò Vittoria.
E impose freno alla propria passione; per una settimana si mantenne tranquilla e riguardosa, secondandolo con prudenza. Quando lo sforzo le diventava troppo grave usciva dalla camera.
Zaverio la salutava e le diceva:
— Buon giorno, baronessa.
Una sera — egli era stato più espansivo del solito — Vittoria, non potendo contenersi, s’alzò, ed egli, con rincrescimento, le domandò:
— Mi mandate via? Oh rimanete qui; vi voglio tanto bene!
Vittoria non resse più.
— E anch’io t’amo, sclamò delirante d’amore, e resteremo sempre insieme, sempre, sempre, se tu vuoi io sarò la tua donna.
— La mia donna! sclamò Zaverio sbarrando gli occhi.
Essa gli buttò le braccia al collo; allora egli la respinse.