Poi Siro prese una savoia fiammante, la bucò con un chiodo, l’infilò in un cordoncino di seta e gliela pose al collo come caparra dell’impromessa.

Ed ella uscì (fidanzata del bel mucchio lucente) stringendo sul seno ansante quello strano amuleto.

Quando fu a casa e la madre, intendendo lo sposo, le domandò se le piacesse: — ella, assorta nella sua visione, non comprese; fe’ coppa delle palme e disse: — vedi, grande così!

L’affare fu presto conchiuso: — la cerimonia fissata per il principio di settembre. Il mese fu tutto occupato dai preparativi: la casa fu tutta ripulita da cima a fondo; ridipinta con certi colori delicati, rosa di fuori, turchinetto, gialdolino, verdello di dentro; verniciate le imposte: l’orticello rimutato in giardinetto per l’occasione. I mobili vecchi ristaurati, cambiati, accompagnati. La notte Siro e Tonia la passavano gran parte in progetti e alla punta del giorno correvano a comunicarsi, a vagliare, a discutere, a concertare i nuovi disegni.

Irene rideva, cantarellava, e sospirava il bel mucchio d’oro.

Finalmente il bel nido fu allestito: terso, lucido, soffice: pronto ad accogliere la colombella, com’esso, nova, immacolata.

Tonia diceva ammiccando al genero:

— Avete mai intravista una innocenza compagna?

E lui, rimescolandosi tutto, scotendole con effusione la mano, rispondeva:

— Lo so, mamma benedetta, lo so....