E fu finito.
III.
Siro risalì anch’egli sul sentiero.
Era buio: appena si distingueva nelle tenebre un’ombra più scura che s’allontanava; l’ombra dello sconosciuto amante di Irene.
Ella gli aveva detto — son tua, tua per sempre — dunque colui portava seco ogni cosa, tutto il suo tesoro, tutta la sua vita.
E Siro lo seguiva: come un ragazzo tien dietro a uno che gli tolga un qualche prezioso balocco.
Lo seguiva, tramortito, sbalordito, senza pensare a nulla, senza sapere il perchè.
Aveva una grande confusione nella testa, un profondo schianto nel cuore.
Sentiva una grande stanchezza, aveva le gambe rotte, barcollava — ma camminava.
Camminava gemendo, esalando l’inconscio lamento della natura che soffre, il lamento che mandano i malati quando sono fuori di sè stessi.