Il prigioniero lasciò fare come non fosse cosa sua, non aprì bocca.
La nobiltà dei suoi lineamenti, le fattezze del suo volto imberbe, la sua pelle bianchissima, la finezza della camicia tradivano in lui una condizione che il grosso abito da marinaio dissimulava a stento.
Il brigadiere condusse poi il flebotomo in uno stanzino che gli serviva al tempo stesso di scrittoio e di tinello.
— Non fate mica conto d’andarvene con questo tempo?
Pioveva a dirotto.
Lo fe’ sedere davanti a una scrivania coperta di un marocchino vecchio, sul quale certi occhielli violacei mostravano che colà dentro usava molto più il bicchiere del calamaio.
— Corpo d’una pipa, mi tocca fare anche il tirachiavistelli; state lì, mi terrete compagnia e una buona bottiglia ce la terrà a tutti e due.
— Che ha fatto? domandò Siro.
— Chi? quel ragazzaccio? Carbonerie, giacobinerie, balordaggini, canagliate, chessoio.... Poh! gente che piglia il cervello a pigione dai Francesi. E sì che ci hanno cavato un bel frutto di quella gramigna che succhiava loro fino alle midolle; quand’era tempo di cacciare i ladroni essi stavano zitti, ora che noi si fa il loro bene rimettono il ruzzo. Non c’è che un mezzo....
— Come l’hanno arrestato?