— Zitto, parlate piano, vi perdete.... signor Liberio, vi scongiuro....
A questo nome l’altro contrasse il labbro a un sorriso di scherno.
— Siete ben informato, e volete negarmi che io vi debba la fortuna di stanotte?
Poi sghignazzò nervosamente e gli voltò le spalle.
Siro continuava a balbettare, a scongiurare. Aveva capito così in nube il sospetto di Liberio; ma, tutto compreso delle sue inquietudini, non ebbe l’animo di offendersene.
Egli non era che immensamente accorato.
Cercava nuovi e più efficaci mezzi di persuaderlo, non ne trovava; si guardava intorno smarrito.
Il temporale ricominciava; in mezzo alle raffiche del vento, un orologio lontano batteva le prime ore del mattino.
Si inginocchiò accanto al letto.
— Sentite, il tempo passa, possono da un momento all’altro venirvi a prendere. Volete voi aver sulla coscienza la disgrazia di quei poveretti, del dottor Giulio?...