Non mancava che lo sposo.

I sonatori erano passati a prenderlo per accompagnarlo in trionfo alla sposa; ma avevano trovata chiusa la casa.

Ora tutti lo aspettavano sul ciglione del torrente.

Intanto il giorno saliva. Il vento che spirava dai monti ricacciava in fondo al mare i nembi che avevano imperversato tutta la notte — e il sole sorgeva dalla parte di Sestri in un cielo purissimo.

Il ritardo di Siro cominciava a diventar incomprensibile.

Finalmente sbucò di mezzo agli orti sul sentiero, dalla parte opposta del Bisagno, il noto cappello di castoro e la notissima marsina nera del flebotomo.

Qualcuna delle ragazze notò che quell’avaraccio non s’era neppur vestito da festa.

Irene avvertì che il flebotomo camminava più svelto del solito e pareva ringiovanito di vent’anni.

Quando fu a un tiro di schioppo i sonatori diedero fiato agli strumenti, i ragazzi batterono le mani, e gridarono viva lo sposo.

Quegli si fermò, parve sorpreso e impacciato di quell’accoglienza.