Gustavo s’inginocchiò al capezzale.

La fanciulla fe’ un cenno, Karl si appressò; ella mormorò qualche parola per dir che voleva restar sola con Gustavo.

Karl tornò verso di me, mi prese pel braccio e senza cerimonie mi tirò nella camera attigua.

Passammo parecchie ore seduti l’uno in faccia all’altro senza far parola. Sentivamo, a intervalli, indistinta la voce di Krimilth; sempre più fioca, sempre più fioca. Parlava e nessuno le rispondeva.

A un tratto tacque.

Poco dopo Gustavo entrò nella camera, mi pose le due mani sulle spalle, mi disse: è morta.

Karl stramazzò al suolo: la sorella si precipitò nella camera di Krimilth.

Noi due uscimmo. Gustavo mi faceva paura.

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Ricondussi l’amico presso la sua famiglia in Torino.