— Resti servita in sala, disse la ragazza evitando di rispondere, ella verrà.
Ella venne diffatti — dopo mezz’ora — vestita, come dovesse ricevere una visita di cerimonia, d’un grand’abito di raso bianco che mal dissimulava il pallore del suo viso.
Si reggeva a stento. Appena entrata, dovette abbandonarsi sopra una sultana, ma vi si adagiò con una gran dignità e domandò a Zaverio:
— Perchè siete venuto? che volete?
— Io? nulla, fuorchè chiedere notizie della vostra salute.
— Troppo bono, esclamò asciutto asciutto la baronessa. Vi preme tanto la mia salute?
— Molto, signora; disse semplicemente e con una certa premura il capitano.
— Ah! non ne dubito, soggiunse ironica donna Vittoria, non ne dubito, e perciò ho voluto darvela io stesso la notizia: come vedete, sto benissimo.
Zaverio non osò contraddirla, solo diè involontariamente un rapido sguardo di sincera e penosa sollecitudine a quel viso disfatto, a quegli occhi sbattuti.
Donna Vittoria strinse le spalle.