Egli l’abbracciò con maggior tenerezza del solito e senza dir nulla si ritrasse nella sua camera.

IV.

Per parecchi giorni egli non discese in città. Verso il fine della settimana toccò alla sua compagnia il turno di onore al palazzo reale: entrato, dopo il cambio della guardia, nel Caffè d’Europa per desinare, intese a dire colà che la baronessa Di Ruoppolo era ricaduta gravemente ammalata: Don Primicile ne presagiva una seconda crisi di temperamento.

Quella notte trovò più duro del solito il suo letto di campo. L’immagine di quella donna non lo lasciò quieto un minuto.

L’indomani, smontata la guardia alle quattro, ricondusse la compagnia a Sant’Elmo, poi subito, appena fu libero, discese a Mergellina.

Bussò alla porta di Casa Ruoppolo.

Il barone non c’era; — chiese della signora.

Il portinaio gli disse che donna Vittoria aveva avuto febbre e delirio tutta notte.

Stava per ritirarsi quando sopraggiunse la cameriera della baronessa e, a nome della padrona, lo pregò di salire.

— La baronessa è alzata? domandò il capitano stupito.