— Meno male che finora siete riuscito ad evitarlo.
Poco dopo entrò il barone e si servì il pranzo.
La baronessa prevenne il suo malumore e lo rimproverò del ritardo.
Ell’era gaia, briosa, costrinse il marito e il capitano a parlare insieme; non lasciò languire il discorso un minuto.
A quella donna così ignorante, così imperiosa e, si può ben dire, cattiva, non si poteva resistere: la scherma dell’educazione, della coltura, delle belle maniere era inutile con lei.
Imponeva le sue leggerezze sforzate, in grazia delle qualità che celavano: come un liquore che, infortito, conservasse tutto il suo alcool.
Dopo il caffè il barone uscì un momento ed ella pure.
Zaverio si ripose alla finestra.
Era notte fatta e gli alberi disegnavano sulla ghiaia fina del giardino delle grandi ombre fantastiche.
Anche stavolta donna Vittoria gli arrivò alle spalle inosservata. E gli disse: