— Ah! meno male, — mormora il dottore a mezza voce.
— Però con quei del castello sapeva tener duro; quando morì il conte vecchio, fu lui che consigliò di spingere innanzi il portico; egli sapeva che il possessorio... stava dalla nostra. Una volta... egli era amico del giudice, aveva delle protezioni dalle braccia lunghe ed a quei signori gliene ha fatte ingoiare delle belle... Una volta...
Il dottore s’alza a questo punto e interrompe il racconto incominciato, dicendo:
— Non hai sonno, tu? Io sì... buona notte, — e scappa frettoloso dalla stanza... Ma pare che il sonno egli lo perdesse nel salire le scale, perchè passeggiò agitato per la stanza fino a notte molto inoltrata.
IV.
Comincia a far l’alba; un’alba di novembre: squallida, triste, proprio da funerale. Un nebbione pesante, viscido, acre, s’innalza dalla valle e avvolge il villaggio in una nuvola fitta che rasenta il suolo, si scompagina rompendosi lentamente in mille direzioni. Qualche debole raggio di luce penetra in quella massa grigia e vi pinge dei pallidi nimbi; poi una folata di nebbia lo nasconde, lo assorbe; poi il raggio ricompare di nuovo più chiaro e più diffuso; poi dispare ancora in un’altra folata più scura.
La campana della parrocchia suona l’avemaria con un far lento e di malavoglia, come se non fosse sveglia del tutto: i colpi accoppiati si succedono a intervalli sempre più lunghi; affievoliscono e terminano con alcuni rintocchi funebri.
La piccola campana dell’Annunziata e la campanella di Sant’Anna, due cappelle che stanno ai capi opposti del villaggio, le rispondono subito con alcuni rintocchi affrettati, quasi impazienti, e paiono rimbrottare la maggior sorella del suo ritardo.
Un quarto d’ora dopo due strupi, uno di umiliate, l’altro di battuti, vestiti del camice di tela, salgono rapidamente, come incalzantisi l’un l’altro, il sentieruolo del castello colle loro due croci; il rumore dei passi segna la misura ad un confuso borbottío di preghiere.
Due che hanno mancato al ritrovo seguono alla lontana e, col camice ripiegato sotto il braccio, discorrono tranquillamente di concimi, di sementi e del tempo che fa.