E in furia, quasi di corsa s’avvia al castello. Pasquale gli vien dietro come può. Giulio sale a rotta di collo la scala, arriva all’uscio della camera dove sta la contessina e là si ferma come impietrito col bottone del battente fra le dita.
— Cosa fa adesso? — esclama Pasquale, entrando nella camera.
— Ecco qua il sor medichino, vuol parlare a lei.
Giulio si fa innanzi; Maria rimane seduta sulla poltrona e china il capo; egli la guarda intenerito. Pasquale si siede come al solito in un canto; ma vedendo che non parlano, crede abbiano soggezione di lui, ed esce dicendosi che al punto dove stanno le cose egli può senza pericolo ritirarsi.
Si ferma a piè della scala ad aspettare il dottore ch’egli si propone di non abbandonare finchè tutto non sia stabilito. Ma Giulio non si fa aspettar troppo; arriva dopo due minuti correndo con l’aria stravolta da una gioia ineffabile.
— To’, — pensa Pasquale, — avevano da parlarsi ed è già qui! non hanno avuto il tempo di dir nulla di nulla.
E la sua meraviglia è al colmo.
XIV.
La sera è venuta; Giacomo e Maurizio discorrono soli nel tinello, mentre Martina è in cucina ad allestire la cena. Cioè Maurizio parla sempre lui.
Egli è in vena d’umorismo; ha trovato un argomento di scherzi e di motteggi che pare inesauribile. Parla della contessina e nomina qualche volta anche il dottore.