— Non sempre ciò che la legge tollera è ben fatto. Mi pare, nonno, sia sconveniente il trattare a questo modo quella giovinetta... che non ha più nessuno... che è sola, senza appoggio...

— Oh!... cosa... t’importa... a te?... Eh! la mia casa... non è un ricovero...

— Voi che bisogno avete adesso di quelle due povere stanze?...

— Vo... glio... trar... ne partito... voglio...

— La contessina non ci starebbe che poco tempo; non è proprio il caso, per qualche settimana, di farle scortesia...

— Ho... da... affittarle... io... le stanze...

— No, non dite così, non è per quel meschino interesse che voi... vi ostinate... ma per un altro motivo, è per puntiglio... per rancore... contro la famiglia della contessina...

— E... non avrei... ragione?... di rifarmi... contro... quei prepotenti?

— Quei prepotenti, come voi li chiamate, da gran tempo non sono più prepotenti... sono poveri morti... che non possono più far del male e neppure patirne... le nostre rappresaglie essi non le saprebbero mai; chi invece ne soffrirebbe, e certamente molto a torto, è una povera fanciulla... innocente, che non v’ha fatto mai nulla, che quasi non vi conosce.

Il vecchio col capo chino sul petto, aggrotta le ciglia canute in segno di malumore.