Terminate le elezioni, venuti gli eletti a Napoli si ebbero le sessioni preparatorie, che si tennero nell'antica biblioteca di Monteoliveto, e si fissò il giorno della solenne apertura.

Ferdinando I avrebbe voluto che mai fosse realmente giunto questo giorno, e, quando vide che non era piú possibile indietreggiare d'un passo solo, fece sentire pel Conte Zurlo che avrebbe dato l'incarico d'assistere alla cerimonia al figlio Francesco quale suo vicario.

I deputati energicamente risposero che ove il Re perseverasse in tale idea, essi non si sarebbero radunati ed avrebbero invitato il generale Pepe[32], a nome del bene pubblico, a non deporre il comando. Il Re intimidito promise di recarsi all'apertura del Congresso e di giurare.

Nell'ultima seduta tenuta dalla Giunta preparatoria si diede lettura di una lettera del ministro dell'interno, colla quale invece della chiesa di San Sebastiano si prescriveva per la cerimonia quella dello Spirito Santo a Toledo, molto piú vasta ed adatta all'uopo[33].

In quest'ultima adunanza furono eletti il presidente, il vicepresidente, ed i segretari del Parlamento, che nello stesso giorno 28 di settembre si recarono al Palazzo dove furono, pomposamente, ricevuti dal Re. Prese pel primo la parola il Cardinale Firrao proponendo che s'ordinasse un triduo all'Altissimo. Il Re approvò la proposta e promise formalmente d'intervenire all'apertura del Congresso.

Ed eccoci alla cerimonia che entusiasmò fino al delirio i Napoletani, accorsi da tutte le parti della città e dei paesi vicini nella strada antica di Toledo fin dalle prime ore del giorno gremendone le tre vaste piazze maggiori[34].

Il primo d'ottobre milleottocentoventi capitò anche di domenica ed appunto perciò fu maggiore il concorso del popolo.

Dalle prime ore del mattino il corpo delle truppe della guarnigione di Napoli e dei militi nazionali della Capitale e delle provincie erano disposte in due ale del reale palazzo lungo la strada di Toledo fino all'ingresso della chiesa dello Spirito Santo.

Il recinto in essa riserbato al Parlamento era separato dal resto della chiesa da una ringhiera che lo rendeva visibile a tutti ma separato dagli spettatori[35].

Il Re uscí dal palazzo alle dodici, quando già i deputati ed i ministri erano al luogo convenuto nel quale entrarono, come poco dopo anche il Sovrano, per una porta interna che dà nel Conservatorio omonimo. Precedevano il Re la scorta della cavalleria della guardia e le carrozze, nella prima delle quali era la duchessa di Calabria, Maria Isabella infante di Spagna[36], col duca di Noto Ferdinando suo figlio, che allora aveva soli dieci anni compiuti[37]; nella seconda gli infanti Carlo principe di Capua e Leopoldo conte di Siracusa; nella terza il principe di Salerno Leopoldo Giovanni[38]; e nella quarta le principesse Cristina e Antonietta, che dovevano andare incontro al Re al suo arrivo alla sala della cerimonia. Una deputazione di 22 rappresentanti della Nazione ricevettero questi personaggi reali accompagnandoli alla tribuna[39]. Seguiva il corteggio del Re, che era aperto da un distaccamento di usseri e dragoni della guardia di sicurezza in avanti che serviva al buon ordine della strada, lo stato maggiore del governo di Napoli, lo stato maggiore dei militi nazionali di Napoli, un distaccamento delle guardie nazionali a cavallo, gli alabardieri, i battitori della cavalleria della guardia, le carrozze con la corte di Sua Maestà[40]. Dopo un distaccamento di cavalleria della guardia, incedeva pianamente fra gli applausi dei popolani — dice il Pepe nelle sue Memorie — senza entusiasmo[41] la carrozza del Re col principe ereditario. Immediatamente cavalcava allo sportello Guglielmo Pepe come generale in capo dell'esercito costituzionale. Chiudeva lo splendido corteggio reale uno squadrone di cavalleria della guardia, ed un distaccamento della guardia reale a piedi.