Una salva d'artiglieria annunziò il suo arrivo ed una commissione di deputati venne ad incontrarlo[42].
Il Re era assistito dal suo maggiordomo maggiore, dal capitano delle guardie, dal cavallerizzo maggiore e dal somigliere del corpo che stavano dietro la sedia del Sovrano. I ministri ed il generale comandante dell'esercito costituzionale e tutta l'assemblea era in piedi al suo arrivo. Seduto sul trono aveva alla destra il principe ereditario, ed il principe di Salerno e i Segretari di Stato lo circondavano. Alla sua destra era un tabouret, sul quale erano deposte la corona e lo scettro d'oro. Il presidente del parlamento era a mano destra del trono, ma dopo gli scalini e sul pavimento della sala; i segretarii dirimpetto al presidente di contro ad un piccolo tavolo sul quale era il libro degli Evangeli.
Il Re fece un cenno, il presidente si accostò col libro santo nelle mani ed il Sovrano stesa su di esso la destra pronunciò il giuramento mentre il segretario Berni leggeva la formola scritta, da noi ripetuta già poco innanzi. Le ultime parole erano appena pronunziate che furono ricoperte dalle grida di gioia del popolo[43]. Dopo, il cavaliere Galdi sorse quale presidente del nuovo Parlamento a parlare:
Sacra reale maestà.
L'eterne leggi con le quali la Provvidenza regola e compone l'ordine dell'Universo, la loro costanza e la loro apparente discordia stessa, considerate dall'uomo religioso non men che filosofo, e quindi ridotte a chiari teoremi ed a formole generali, costituiscono il codice delle verità di uso comune a tutti i popoli inciviliti.
Se al contemplator geologo faran meraviglia il cangiato aspetto delle isole e delle terre, i laghi, ed i mari disseccati, i nuovi continenti sorti dal seno delle onde, l'abbassamento delle montagne, le piante e gli animali totalmente spariti dalla superficie del globo, e quelli che vi si rinvengono di nuova creazione; non minor maraviglia recar debbono al filosofo politico le vicessitudini delle nazioni, delle monarchie, delle repubbliche ed i cangiati costumi, le cangiate leggi, ed i cangiati governi e la loro grandezza e decadenza le cause che le producono.
Quell'energica forza della natura che fa cambiare di continuo l'aspetto del mondo fisico, tende ancora di continuo a far lo stesso del mondo morale. Ma l'Autor del tutto sostiene da solo con l'onnipossente mano, e conserva la gran mole dell'Universo; ed affida all'uomo, ai monarchi, ai governi il conservar l'ordine morale e civile dei popoli; quindi solo all'uomo di squisiti sensi, di ragion penetrante, un raggio infuse dell'eterna luce, lo rese inclinato alla sociabilità, a riunirsi in famiglia, in città e quindi a comporsi uno Stato bene organizzato, onde gradatamente poi nacquero le grandi società ed i grandi Imperi.
Finché l'uomo seguí i dettami della ragione e della giustizia, di poche semplicissime leggi ebbero bisogno le società civili: non vi furono ostinate guerre e frequenti: i vecchi Patriarchi ressero il tutto e non trovarono nei loro figli e concittadini che obbedienza e rispetto. Ma sopraggiunsero le ricchezze e l'ambizione di dominio, crebbero i bisogni delle società, crebbero i delitti, e divennero necessarii complicati codici di legislazione. In mezzo a queste vicissitudini nacque la funesta discordia civile, mostro che ha mille diverse lingue, mille aspetti e sotto mendicati pretesti va divorando le popolazioni della terra. Si credé di poter rimediare a tanti mali con nuove leggi, ma spesso inefficaci, perché mal sostenute dai costumi; si ricorse alla viva forza, e si aberrò fra gli eccessi della tirannide e della demagogia.
Talvolta per accrescere la felicità dei popoli si affrettò la loro rovina, facendo pompa d'uno spirito esagerato d'innovazione e di perfettibilità; e dall'altra parte, credendosi tanti mali della società prodotti dal filosofismo, si gridò contro le scienze e gli scienziati e si corse verso la barbarie.
Per questi vizii caddero in rovina i piú fiorenti imperi, quando credeansi giunti all'apice della loro grandezza e perché dominati dalla superbia e dall'avarizia, mentre senza tali sforzi della politica astratta, e solo per qualche resto di virtú antica, si rivelarono vegeti e robusti quelli che credeansi prossimi al loro decadimento. Restava ed ancor resta a sciogliersi il gran problema di moderare l'orgoglio delle nazioni nella loro grandezza e prosperità e di rincorarne lo spirito abbattuto dall'oppressione e dalle ingiustizie; ma il dito solo della Provvidenza, coll'onorata scuola delle sventure poteva indicare ai monarchi ed alle nazioni, la stella polare che doveva salvarli dall'oceano dei mali.