Pessolani Saverio Arcangelo. — Atena fu il luogo dei suoi natali. Istruito nelle leggi, reputato per maturità di consiglio e per disinteresse a niuno secondo nel suo distretto, difese per molti anni i diritti dei privati ed in particolare quelli dei poveri. Toccava il quarantesimo anno di età.

Pepe col. Gabriele. — Sannita e degno emulo di Florestano e di Guglielmo, calabresi. Combatté a Civita-Castellana e ad Otricoli contro i Francesi. Difese la Repubblica partenopea a Nola, a Torre Annunziata ed a Portici[79], ove fu ferito.

Combattette poi anche a Marengo nella legione italiana e fece la campagna del 1815. A Tolentino riportò quattro ferite d'arma bianca.

A Firenze sfidò a duello il Lamartine che osò chiamare l'Italia: — La terre des morts!

Poerio Giuseppe. — Ebbe i natali in Belcastro (Catanzaro) ai 6 gennaio 1775 da Carlo e Gaetana Poerio. Fu, adolescente, nel collegio dei nobili di Catanzaro ed a sedici anni esordí perorando nei tribunali e salvando un fanciullo di dodici anni, imputato di omicidio volontario.

Raggiunse nel 1799 lo Championnet e diventò suo aiutante di campo. Proclamata la repubblica fu nominato commissario in Catanzaro e tornò a Napoli per via di mare quando seppe della marcia del cardinal Ruffo.

Fu condannato a morte dalla Giunta di Stato, ma la pena gli fu poi commutata in ergastolo a vita col Torelli e con l'Abbamonte. Dopo 22 mesi di duro carcere, dopo la battaglia di Marengo, per gli accordi di Firenze, gli fu concesso di tornare in patria.

Tolse a moglie Carolina Sossisergio del Poggiando[80], e nel 1806 fu nominato da Giuseppe Bonaparte intendente e preside di Molise e Capitanata. Nel 1808 re Gioacchino lo prescelse a primo avvocato generale della Gran Corte di cassazione con Sirignano, Raffaelli, Cianciulli ed altri grandi. Contemporaneamente ottenne di essere relatore al Consiglio di Stato, indi regio commissario nelle Calabrie; e poi presidente della Commissione per la riforma del Codice penale, ed a 35 anni procuratore generale di Cassazione. Consigliere del re sostenne contro il Briot: — non potere senza acquistare nazionalità ottenere cariche e preminenze gli stranieri nel regno.

Fu anche in Bologna come commissario straordinario dei dipartimenti italici ed in prosieguo uno dei sette direttori del Consiglio di governo sedente in Roma col carico della giustizia.

Tornati i Borboni, il Poerio emigrò per Parigi e di là per Ginevra, dove ebbe notizia d'essere stato condannato all'esilio perpetuo.