Macchiaroli Rosario di Bellosguardo, nel distretto di Campagna, di circa anni quaranta.
I suoi primi studi furono per la carriera legale. Gli affari della sua famiglia lo richiamarono ancor giovane dalla capitale. Nel principio della dominazione francese fu eletto a capitano della legione provinciale; poscia trasferito nell'esercito di linea.
Dopo il 1815 venne creato consigliere dell'intendenza di Salerno. Sospetto di principî liberali, egli era vicino a soggiacere alle persecuzioni della polizia, quando il 6 luglio 1820, a cui dicesi di aver dato mano, gli acquistò quell'opinione per la quale fu eletto a rappresentante della sua provincia.
Mazziotti Gherardo. — Nato in Celso a quaranta miglia da Salerno, portossi in Napoli a percorrere la carriera forense. Nella rivoluzione del 1799 fu creato giudice di pace, indi imprigionato come liberale e bandito dal regno. Tornato in patria, nella organizzazione giudiziaria del 1809 venne eletto a giudice civile, e poco dopo elevato a giudice criminale in Campobasso, donde fu trasferito colla stessa carica in Avellino. Promosso a presidente del tribunale civile della provincia di Lecce, domandò di tenere la magistratura nella città capitale della sua provincia. Volendo il governo inviarlo a Reggio rinunziò alla toga ed esercitò in Salerno l'avvocheria. Egli toccava quarantacinque anni quando fu eletto deputato.
Mercogliano Antonio. — Vide la luce in Nola nel 1784, e dopo gli studi preliminari compiuti in provincia si recò a Napoli a studiare medicina. Andria e Cattolica furono i suoi maestri. Nel 1799, coinvolto nei tumulti, fu esiliato per quindici anni e risedette in Toscana.
Nel 1818 — scoverto di far parte d'una società segreta — fu rilegato in Pantelleria a disposizione del re.
Nell'agosto del seguente anno potette tornare in patria.
Nicolai Domenico, marchese di Canneto[78]. — Di lui esiste il seguente documento: «Supplica del figlio Carlo affinché il padre carico di anni e quasi cieco torni in patria in seno all'ammiserita famiglia.»
La supplica non fu accettata perchè il richiedente fu «... immoderato nelle discussioni parlamentari!»
Dalla corrispondenza dell'ex-magistrato Pisa emergono alcune lettere che il Nicolai e de Conciliis indirizzavano a Lucenti ed al Pisa mentre erano in Ispagna. Nel 1829 il Nicolai era a Barcellona in seguito di misura generale presa dal governo spagnuolo contro gli esiliati. Nel 30 dicembre 1830 trovavasi a Marsiglia. Il ministero degli esteri era convinto che il Nicolai fosse l'autore d'alcune stampe per la indipendenza italiana.