Questa doppia corrente si è interrotta dopo il 1870, od ha avuto solo manifestazioni parziali e fugaci. E non avemmo nemmeno, salvo poche e fiacche eccezioni, ricerche di filosofia della religione e di storia e critica delle religioni, così fiorenti in quest'ultimo periodo in Francia in Germania in Inghilterra.

Le pagine che seguono, saggio limitato e modesto, vogliono essere una reazione a questa stasi dello spirito religioso italiano. Non hanno uno scopo dottrinale, ma pratico: vogliono, innanzi tutto, esser l'esempio di un atteggiamento, dinanzi ai problemi e ai fatti religiosi, diverso da quei due che ho indicato.

Esso si riassume in questo criterio fondamentale: le religioni sono la storia della religiosità umana la quale è perenne come lo stesso spirito umano e, come lo stesso spirito umano, in un lavoro assiduo di creazione (solo dove è creazione è vita; e dove è stabilità è morte), fa e disfà e rifà la sua storia il suo linguaggio le sue istituzioni.

Quindi noi dobbiamo giudicare la nostra storia religiosa, e in particolare la religione cattolica degli italiani, con questo senso di superiorità dello spirito che riconosce l'opera sua, ma insieme non vuol essere vincolato ed incarcerato da essa.

Accettando il cattolicismo come esso ci è presentato dal papa, e dai suoi ministri, noi ci rendiamo schiavi di ciò che noi stessi—o i nostri avi per noi—abbiamo fatto, sacrifichiamo la nostra attività presente alle forme storiche istituzionali della nostra attività passata, ci lasciamo, come alcuno disse, governare e dominare dai morti. Disprezzandolo e trascurandolo, noi disprezziamo e trascuriamo noi stessi in quanto siamo, assai più che non ci sia noto, come popolo e quindi anche come individui, fattura di questa società e tradizione religiosa. Nell'un caso e nell'altro ci estraniamo da noi stessi, rigettiamo nella penombra dell'abitudine e dell'inconscio una parte, e la più preziosa, di noi.

Collocarci dinanzi ai fatti ed alle dottrine religiose senza devozione cieca e senza odio, esaminarle serenamente per vedere ciò che in esse è vivo e ciò che è morto, ciò che può essere energia o strumento o linguaggio di vita in noi e separarlo da ciò che, essendoci rimasto addossato e attaccato, costituisce quasi una parte morta di noi, questo è il nostro dovere.

_Molti non possono giungere a questa serenità di considerazione e di giudizio perchè interessi estranei li spingono a prender posizione senza aver cura dei valori veramente religiosi, e un poco alla volta, soffocandoli. E la Chiesa di Roma ha posto ogni sua arte nel moltiplicare questi interessi di carattere non religioso che avvincono a sè tanta gente e fare i vincoli sempre più saldi: esempio tipico quello che giustamente fu detto il patto della vergogna._

Altri temono l'ignoto, i venti e le tempeste delle vie della ricerca affannosa, e comprimendo in sè il dubbio, e cercando di persuadersi che in far ciò sono uomini virtuosi e pii, preferiscono riparare sotto la vecchia casa, umili e malvisti, vagheggiando una suocera più benevola e qualche ritocco all'edifizio.

Altri, maestri di idealismo, si contentano dei concetti puri e delle astratte soluzioni definitive, anche se ciò li allontani dagli operosi contrasti della vita ed isterilisca in parte l'efficacia spirituale del loro idealismo.

Altri, infine, preferiscono non occuparsi in alcun modo di religione, abbandonandosi, per ottenere questo risultato, ad una superficiale e fatua concezione della vita che fu tanto in voga in questi ultimi tempi; ed è fra tutte la soluzione peggiore e più rovinosa, perchè la più infesta ad ogni forma di attività e ad ogni inquietudine religiose.