Queste pagine sono, come il lettore vedrà, qualche cosa di diverso. Esse muovono dal concetto e dalla rivendicazione della libertà spirituale; libertà che è attività in moto e ricerca delle leggi interiori e immanenti di questa attività ed opposizione di essa alle leggi esteriori e tiranniche che si pretende imporle dal di fuori; libertà che non si regola, nel cercare e vagliare e rifiutare e accettare, secondo odî e amori e antipatie preconcette, ma sceglie e prende quello che le giova; e intende a rimuovere dalla scelta preoccupazioni e interessi i quali, non essendo di carattere religioso, possono solo condurre all'errore e all'ipocrisia.

Pochi sono che accoglieranno con favore queste pagine; ma è appunto questo dover lottare contro i molti che ce le fa ritenere opportune e ci fa sperare che qualche anima pensosa ed inquieta—di queste sole giova il consenso—incontreranno per via.

Introduzione.

Una breve introduzione è necessaria per il più facile intendimento delle pagine che seguono: nelle quali si parla di religione, di coscienza, di libertà, supponendo noto al lettore il senso che a queste ed altre parole affini va attribuito, dopo i più recenti chiarimenti dell'idealismo filosofico.

Ma l'introduzione dovrebbe essere un trattato; e il trattato, nei brevi confini di questi volumetti, è impossibile. Debbo dunque contentarmi di esporre, in forma quasi assiomatica, talune delle conclusioni metodologiche più ovvie le quali, per ogni studioso delle cose dello spirito, dovrebbero essere oramai acquisite e sicure.

1. La parola religione ha due significati molto diversi.

In un significato, essa dice lo stesso spirito umano in quanto, antecedentemente ad ogni concreta determinazione storica del fatto religioso, è in esso l'esigenza, originaria ed irreducibile, di pensare ed agire religiosamente, cercando di esprimere in sè una conoscenza sintetica della vita, dell'essere e dell'universo, e di coordinare a questa sintesi la sua attività. Le religioni storiche procedono da questa fonte e non l'esauriscono mai. Esse possono esser considerate, sotto questo aspetto, come i torrenti di lava di un vulcano vivo. La forza ignea che accende e fonde la materia è nell'interno ed erutta di quando in quando la lava, la quale poi si raffredda e solidifica, scorrendo sul declivio.

Coloro i quali non sanno parlare di religione, senza riferirsi, implicitamente almeno, a qualche religione storica, confondono lo spirito e la coscienza umana con un momento ed un fatto storico, contingente e relativo, concretato in dottrine ed in riti, nel quale lo spirito, benchè più lentamente che non faccia la lava del vulcano, stagna, si raffredda, si solidifica e muore; confondono l'idea con quello che forse è già divenuto il cadavere di una idea.

E il maggiore errore è di quelli i quali, osservando la diversità e la complessità dei fatti religiosi, cercano di ridurli scientificamente all'unità, ricorrendo alle prime e più elementari e rudimentali manifestazioni dello spirito religioso, p. es. al tabou. Come farebbe, ad es., chi per cercare la definizione dell'arte ricorresse alle prime arcaiche figurazioni artistiche.

2. Quindi, per giudicare della religiosità o meno di un individuo, conviene non arrestarsi alle forme concrete, storiche, di religione, nelle quali questo si è trovato a crescere ed a vivere, ma esaminare il grado di sviluppo del suo spirito; vedere cioè se egli è giunto a quella maturità di consapevolezza nella quale solo nasce il bisogno di collocarsi spiritualmente nell'insieme degli esseri e dell'universo; al vigore di volontà per il quale si giunge a volere, non solo sè stesso come individuo e i propri fini immediati, ma quei beni che all'individuo sembrano degni di esser raggiunti per sè stessi, per il loro oggettivo valore, e quindi anche, se è necessario, con sacrificio di sè. La forma concreta che assume questa estensione dell'individuo in una zona di attività e di fini vasti e superpersonali è la sua religione.