7. Quali sieno stati gli effetti della confusione fra religione esteriore chiesastica e religiosità negli ultimi tempi è noto. Quattro secoli di storia di questa confusione hanno fatto la grande menzogna, della quale soffre, nei paesi latini, la civiltà contemporanea: hanno messo, dall'una parte, la religione con la reazione, dall'altra, la democrazia con la rivolta. Fatali, storicamente, l'uno e l'altro accoppiamento, ma fonte oggi, di equivoci, di confusioni, di danni innumerevoli. Perchè l'alleanza della religione storica dei popoli latini, del cattolicismo, con la reazione ha profondamente falsato il concetto della religione e delle energie spirituali che essa alimenta; come, d'altra parte, la pertinace ideologia di rivolta impedisce alla democrazia di vedere chiaramente i suoi compiti positivi, la lenta paziente faticosa costruzione della società nuova; costruzione che deve cominciare dalle coscienze ed educare queste e modificarle profondamente, prima di tradursi in fatti in leggi in istituzioni sociali.
Dissociare queste due tenaci e false associazioni di idee e di cose deve essere oggi l'ufficio di quanti amano sinceramente la democrazia. Dall'una parte, cioè, bisogna distaccare la religione dalla reazione, abbandonando a questa tutte le forme e le formule di quella, oramai morte e vuote di contenuto, portando alla democrazia l'anima viva di una religiosità che è fervore di fedi di entusiasmi di sacrificio per il bene.
Dall'altra parte, alla democrazia stessa bisogna fare intendere che se essa deve riserbare alla violenza un posto nelle eventuali ore decisive della storia, nelle quali un mondo nuovo non può nascere senza una lacerazione del vecchio, oggi, conquistate le libertà politiche, aperte dinanzi al proletariato innumerevoli vie di azione positiva, l'ideologia rivoluzionaria non fa che turbare gli spiriti ed offuscarli, nascondendo ad essi i compiti positivi della riforma.
Il modernismo religioso lotta per la democrazia, analizzando e risolvendo le religioni storiche, dividendo le cose morte dallo spirito vivo del quale quella ha bisogno di alimentarsi. La rivolta lotta per la reazione, perchè nella irrequietezza torbida delle fermentazioni proletarie delle grandi città e negli impazienti e nei demagoghi attenua od annulla il senso delle responsabilità e dei doveri morali, crea ed alimenta la sciocca illusione che quello che deve esser fatto con molto amore e con molta pazienza, con il contributo assiduo e volonteroso di tutti, dipenda da un colpo di forza. Ed essa permette alla reazione di avvalersi e di profittare del timore suscitato nelle classi medie dai tumulti irrequieti e dalle minacce insistenti dei demagoghi.
Ma coloro i quali, ribellandosi alla tradizione di secoli di lotta, riescono a superare le antitesi ed a vedere nella democrazia un'anima religiosa, nelle impazienze della rivolta un'anima reazionaria, sono ancora molto pochi.
Essi muovono da questo concetto, così semplice e fondamentale, che come l'età antica, il medio evo, in ciò che lo costituisce, era l'assoggettamento dell'uomo ad istituzioni ecclesiastiche e civili concepite come dominatrici per un diritto superiore e divino, l'età moderna consiste invece nella affermazione della sovranità dell'uomo, dello spirito umano sui costumi sulle leggi sulle istituzioni sociali. Questo sforzo continuo di effettiva sovranità, di rinnovazione sociale, di dominio dello spirito sulla storia ha due lati, due momenti, due aspetti che non possono essere divisi; dei quali l'uno interiore, l'altro esteriore.
Primo momento. L'individuo, il singolo, diviene uomo, cioè umanità, cittadino, coscienza libera, signore delle sue fedi e delle norme della sua condotta, capace di effettiva sovranità, non in nome di un capriccio individuale, ma in nome delle esigenze ideali di giustizia e di bene che egli porta con sè. Ed egli pone e nutre così in sè stesso una esigenza, una sete, una energia di giustizia di riforma di rinnovazione la quale potrà poi essere impiegata nelle lotte e conquiste civili.
Secondo momento: questa sete di giustizia più alta, di fraternità più largamente ed efficacemente umana, che si è venuta facendo nella esperienza della vita sociale, entra in conflitto con gli ostacoli che la realtà concreta oppone alla sua realizzazione, educa e prepara ed organizza le forze le quali possano assicurare la vittoria dell'ideale democratico. Queste forze lottano e si addestrano nelle libertà politiche, nelle iniziative pratiche, nelle riforme positive.
Il primo momento è quello della democrazia come interiorità, come sogno e fede e entusiasmo, della democrazia—religione; il secondo momento è quello dei compimenti esteriori, delle lotte sociali e politiche.
Questo concetto della religiosità e della religione è il messaggio che il modernismo ha per molti contemporanei; il messaggio che modestamente ma tenacemente noi ripeteremo, nelle vie e nelle piazze, a chi ascolta e a chi non ascolta, a voce alta e ferma, sinchè esso non sia inteso.