Ciò apparirebbe agli uomini assai più facilmente se le vecchie religioni storiche non avessero tutto l'interesse di far della religione una cosa professionale e di fissare della norme di vita e un tipo di bontà dal quale chi si allontana è giudicato perverso; e se quindi gli uomini, concentrando tutto il loro interesse sui progressi, nelle coscienze singole e nelle istituzioni, dei beni e delle energie ideali dalle quali dipende per tanta parte l'arricchimento della vita e della personalità umana, potessero intelligentemente e serenamente giudicare di ciò che a tali fini con più efficacia conduce.
Così nel secolo scorso, ad esempio, se gli italiani avessero equamente saggiato i benefici spirituali della vecchia religione cattolica e per contro quelli che al paese dovevano venire dai moti spirituali dai quali procede l'Italia moderna, così profondamente diversa da quella che la Chiesa romana avrebbe voluto perpetuare, essi avrebbero giudicato che assai maggiore religiosità vera e vivente era nell'anima ignea e negli scritti e nell'opera di Giuseppe Mazzini che non in quella gelida e diffidente di Gregorio XVI e dei suoi preti ortodossi.
E, giudicando in tal modo, si vedrebbe che la società contemporanea, se pur sembra irreligiosa perchè non esterna nelle vecchie forme il suo ossequio ad una divinità e non ha fiducia nelle vecchie dottrine, è invece pervasa e percorsa da intime correnti di religiosità sincera e fattiva, le quali si manifestano in tante forme di lotta contro il male—l'alcoolismo, la tubercolosi, la miseria, l'abbandono o la poca cura dell'infanzia, ecc.—e di propaganda per iniziative benefiche, così varie e numerose che il solo esemplificare sarebbe lungo.
L'età nostra e la coscienza contemporanea ha dunque la sua religione così come le altre età hanno avuto la loro; e se essa offre caratteristiche assai diverse da quelle delle religioni passate: la poca cura delle formule dottrinali, la ripugnanza ai riti tradizionali, lo sforzo verso la libertà e la personalità, il culto della vita quale essa si offre alla nostra esperienza presente, senza affannose indagini su l'al di là, il senso della interiorità del divino, la praticità di intenti e di opere, tutto ciò a chi non abbia la mente ingombra di pregiudizii religiosi apparisce come un progresso e non come uno smarrirsi dello spirito religioso.
6. Ancora una osservazione. L'attenuarsi del vincolo, già così stretto, fra la fede interiore e la religione esteriore, con la sua gerarchia e le sue dottrine e i suoi riti, ha gettato in una crisi gravissima le vecchie religioni e in particolar modo il cattolicismo.
Roma, soprattutto, sentendo venir meno il sostegno di tutto il suo colossale edificio esteriore, si affanna a dare a questo la maggior consistenza possibile, perchè esso possa reggersi, corpo senz'anima, quasi per l'istesso suo peso¹. Di qui le varie riforme di Pio X: la condanna del modernismo, la codificazione del diritto, le riforme liturgiche, la rigida difesa della tradizione ortodossa; tentativi disperati di puntellare un edificio sotto il quale viene mancando il terreno.
¹ Un esempio tipico della prevalenza presa nel cattolicismo romano da elementi che non hanno nulla di religioso e che manifestano il carattere intimamente reazionario di esso è il neo-cattolicismo dell'Action française o quello estetizzante, meritamente assai poco noto, de' giovani del S. Giorgio. Molti atei e scettici, remoti quanto è possibile essere dal cristianesimo e sin da ogni scrupolo morale, affettano per il cattolicismo romano una simpatia veramente rivelatrice. E questo non ha ritegno di vantarsi e di giovarsi di tali simpatie. Forse lo fa per mostrare che, dopo tutto, anche esso è larghissimo di libertà…
Ma chi giudica del valore dei segni e dei riti religiosi da ciò che essi contengono di religiosità viva e palpitante, quegli è condotto ad una grande serenità di giudizio e ad un rispetto sincero che va diritto alle coscienze e da esse discende alle forme esteriori con le quali queste manifestano, con maggiore o minore chiarezza ed efficacia, le loro fedi.
E lo sforzo di questo osservatore, se egli si trasformi in uomo di azione, sarà, non già quello di difendere tenacemente ed imporre delle forme fisse, ortodosse, di religiosità, quali che si sieno, ma, al contrario, di cercar di diminuire quanto è possibile ogni differenza artificiosa ed ipocrita fra la interna religiosità e la religione esteriore; di ravvivare e liberare ed alimentar quelle, anche se l'effetto inevitabile sarà una reazione immediata contro le vecchie formule che tenevano servo ed avvinto lo spirito.
Questo modo di regolarsi, quando esso fosse riconosciuto buono e praticato da molti, avrebbe certo risultati preziosi nella nostra vita spirituale di individui e di popolo; poichè ci permetterebbe di liberar noi stessi e via via il popolo italiano dai pregiudizi e dalle passioni che esso porta nel giudizio di materie religiose; di scindere la causa della religione popolare, vestita di forme cattoliche, da quella della teologia e della gerarchia romane; di vedere nel clericalismo, non la difesa della religione, ma l'ultimo sforzo d'una gerarchia che dal progresso dello spirito religioso si vede minacciata e dannata; di elevare e nobilitare ai nostri occhi le varie forme di attività educatrice e benefica nelle quali si dispiega la religiosità dello spirito contemporaneo; di permettere a ciascuna coscienza ed all'insieme di esse un più libero e sincero e coerente atteggiamento dinanzi a sè stesse e ai doveri e ai misteri e ai fini supremi della vita.