«Finchè la monarchia mostra di comprendere di essere stata per l'Italia quello che realmente fu, mezzo, cioè, alla sua ricostituzione, epperò dura nell'attitudine passiva che le conviene, non opponendosi al progressivo affermarsi della coscienza nazionale, nè si adombra della espressione che deve man mano acquistare quella sovranità, io non vedo ancora che gli interessi della patria esigano di staccarsene».

E ancora, G. Bovio:

«L'Estrema compie il suo ufficio: educando la coscienza nazionale, affinchè intenda la parte sempre crescente che le è dovuta nella funzione della sovranità. Tende al potere, perchè non è ascetica; ma vi tende in una evoluzione più larga, cioè non puramente parlamentare ma nazionale».

Ma la «Lega della Democrazia» ebbe breve vita. Il radicalismo era insidiato da due lati; dal fascino che conservava l'idea repubblicana verso la quale le delusioni amare che si ebbero dal passaggio del potere alla Sinistra storica risospingevano molti; e, dalla parte opposta, dalla conversione di molti—tipiche quelle di Giosuè Carducci e di A. Fortis—alla monarchia, reputata necessaria al consolidamento delle libertà e all'opera di riforma.

Nel celebre patto di Roma, del Congresso del maggio 1890, fu elaborato da Cavallotti e approvato dai convenuti un vasto programma di riforme immediate da propugnare: delle quali poi talune furono abbandonate, altre ebbero sanzione legislativa, altre, infine, e le più essenziali, rimangono come programma di domani.

Certo c'è qualche cosa di triste per i partiti di avanguardia, cioè idealisti, in questa degradazione storica degli ideali che si realizzano; e le ore meno liete nella vita di un partito e di un popolo sono quelle nelle quali consumano, senza rinnovarli, gli impulsi e le energie ideali del momento anteriore.

Ma questa è dura legge della vita. Chi vorrebbe amare l'idea solo perchè essa rimanesse nella chiusa bellezza della sua pura verginità?

Grande è il desiderio umano e raramente uno scopo, che pur merita di esser raggiunto, solleverebbe gli entusiasmi e spingerebbe ai sacrifici che la lotta richiede se esso fosse sin dal principio veduto nella concreta limitazione che gli eventi gli assegneranno. Ma della modestia dei risultati l'animo forte prende le sue vendette raccogliendosi e disciplinandosi per il compimento del dovere nuovo che emerge dal dovere compiuto.

Se, dopo la magnifica lotta dell'ostruzionismo, nella quale la Sinistra parve riacquistare coscienza di sè, il partito radicale cerca invano, ripetutamente, di riorganizzarsi e di avere una parte decisiva nella politica del paese, non per questo vien meno la sua importanza. L'Estrema sinistra, attraverso alla quale il gruppo crescente dei socialisti e il repubblicano intervengono, con una politica positiva e fattiva, nel giuoco delle forze parlamentari, fronteggiano i moderati ed impongono ai governi una politica democratica, è essenzialmente opera radicale. E ai radicali l'on. Giolitti sente il bisogno di rivolgersi quando vuol fare accettare dalla Camera riforme democratiche. E le vicende del ministero Giolitti provano come sia inefficace e quasi nulla l'opposizione dei due gruppi estremi, quando essi si scindono dal radicalismo o fanno da sè.

Il partito radicale oggi