Il radicalismo si trovò invece sopraffatto e disorientato dal sorgere e rapido crescere del partito socialista. E dirò qui cosa che sorprenderà molti ma che pure sarà riconosciuta come vera da chi ha inteso quel che poco anzi dicevamo della democrazia e che, accettata, molti fatti spiega ed ha nella spiegazione di essi la riprova della sua verità. Il movimento socialista non è al di là del radicalismo, ma è essenziale esplicazione di questo; esso non ha realtà vera ed efficacia pratica se non in quanto coincide con la democrazia, intesa nel suo più ricco e profondo significato dinamico; all'infuori di questa e contro questa, stagna nel suo sistema chiuso, dogmatizza, si esaspera in un rivoluzionarismo inconcludente, può perfino finire con l'essere presidio della reazione ed aprirle la via, come fu con lo sciopero generale del 1904.
Come, infatti, il socialismo giuridico fu ulteriore applicazione dell'eguaglianza proclamata nell'89, il socialismo scientifico, mirabile moto di rivendicazioni proletarie ed umane, fu l'applicazione del principio democratico dell'autonomia e della sovranità dello spirito umano sulla storia alla attività politica incipiente delle classi lavoratrici; nelle quali esso accese l'autocoscienza, la consapevolezza di ciò che erano come forza produttrice, del servaggio nel quale l'ignoranza e la miseria le avevano trattenute, e insieme la volontà dello sforzo liberatore. Questa è l'anima viva del marxismo; le condizioni economiche dei lavoratori, lo sviluppo dei mezzi tecnici e dei rapporti di produzione, il costituirsi della borghesia capitalistica, colti e osservati nell'immediatezza del loro essere vero, nell'intimo processo della complicata realtà sociale, nel continuo concretarsi e sorpassarsi dello spirito, di negazione in negazione, di posizione in posizione, di sintesi in sintesi, nei rovesciamenti della praxis; ed insieme l'inserzione, in questa grande massa proletaria, di una coscienza e di una volontà nuove.
E punto di partenza di questo grande moto fu la coscienza creata nelle masse della loro situazione di servaggio economico; sentir questa profondamente e dolorosamente non più come individui presi nell'ingranaggio di un insuperabile fatalismo sociale, ma come classe, capace di insorgere, di ribellarsi, era già un opporre alle cose la propria volontà, un liberarsi interiormente; vedere tutta la storia come un complesso di rapporti economici, era un rendersi nella consapevolezza e nel proposito padroni della produzione, un collocarsi al centro della storia, una volta che di contro a quei rapporti economici se ne affermavano vigorosamente degli altri, radicalmente rinnovatori.
E dentro a questa verità psicologica e prammatica c'era un'intima verità filosofica, che il marxismo traeva dall'eghelianismo: che la realtà è innanzi tutto spirito, la storia dialettica dell'idea, e che quindi ciascuna singola coscienza umana, vedendo se stessa come coscienza e come spirito, usciva dalla necessità per collocarsi sul terreno della libertà, dalla dialettica subìta per passare alla dialettica operante, dalla servitù per essere assunta al dominio. E chi non vede, pur nelle inevitabili esagerazioni, questa grandezza ideale del socialismo, non ha inteso nulla della storia degli ultimi due secoli.
L'impeto polemico portò la dottrina, sorta tra le battaglie, a chiudersi nelle esagerazioni del punto di vista proletario; ma la saggezza dialettica di due mirabili ingegni, Marx ed Engels, approntava le correzioni e suggeriva vedute più larghe. La revisione del marxismo ha ricondotto il socialismo alla democrazia; o meglio, ha corretto con i principî democratici le esagerazioni polemiche e le espressioni mitiche del socialismo sorgente. E oggi i socialisti riformisti sono dei radicali perchè il moto proletario si è composto nel più vasto processo della democrazia che si fa e diviene, del quale è idealmente una derivazione e praticamente un aspetto; mentre il socialismo intransigente ci si presenta oggi come una ribellione contro la realtà riformistica, per la teoria rivoluzionaria.
Di qui, nel socialismo mussoliniano, l'andatura dogmatica e chiesastica, l'intolleranza, il dispregio per il contenuto reale delle riforme democratiche, la rivoluzione come letteratura, la preparazione a freddo dello sciopero generale e di giornate di sangue, e sino, indice certo dei risultati che si minacciano, le confessate preferenze per la reazione; di qui ad esso le mal celate simpatie di quanti sanno che mettere il socialismo contro il radicalismo significa spezzare lo sforzo democratico, impedire al partito radicale la sua essenziale funzione, che è quella di raccogliere in un fascio, contro la reazione, le forze di avvenire, per organizzare e preparare una democrazia di governo; di qui, negli imminenti comizii, lo spettacolo, ad es., di una candidatura di Zibordi contro Bonomi, di Montemartini contro Cabrini e le polemiche ardenti di socialisti contro socialisti.
E questo intimo dissidio della democrazia, questo antiradicalismo che è così grato spettacolo agli occhi dei clericali, avviene proprio mentre dall'altra parte due fatti si compiono: la discesa in campo aperto del partito clericale, rotti gli argini del non-expedit, e la mobilitazione, mediante il suffragio quasi universale, del lumpen proletariat, delle riserve analfabete ed ignare della reazione. Quale demone maligno e beffardo susurra all'orecchio dei dirigenti il partito ufficiale i suoi perversi consigli?
E la colpa maggiore è forse di quei riformisti sinistri che l'inerzia morale e il timore di perdere i suffragi delle masse organizzate han fatto prigionieri dei rivoluzionari e divisi, in un'ora solenne e decisiva, dal socialismo bissolatiano, onesto e coraggioso tentativo di realistica democrazia.
Democrazia e anticlericalismo
Certo un esempio dell'illanguidirsi dell'idea e del temperamento radicale si ha nell'abbandono in cui fu lasciata la questione della laicità. Se, da una parte, il radicalismo italiano era stato disarmato dalla assenza dei clericali dalla lotta politica, dall'altra, associandosi nell'Estrema sinistra socialisti e repubblicani, esso dovè un poco subire l'unilateralità del programma pregiudiziale di queste frazioni. Ma più importante motivo è l'aver esso partecipato a quel profondo disagio e malore spirituale che aveva preso, negli ultimi decennii, tutta la borghesia italiana; e intendo borghesia non nel significato economico ma in quello di classe dei colti e dei dirigenti, inclusi quindi gli intellettuali del socialismo medesimo.