Un ceto sopratutto io spero che troverà nel radicalismo sè stesso e le sue vie, quello degli insegnanti delle scuole medie; perchè questo della trasmissione da generazione a generazione della cultura nazionale, della formazione dell'anima e del pensiero dei ceti medi e dei professionisti è compito sopra a ogni altro radicale, se la cultura dell'età nuova deve raccogliere in sè e maturare la tradizione democratica degli ultimi secoli, educare lo spirito al dominio di sè e della storia, elaborare le grandi idee direttrici, alimentare questa insaziabile sete di libertà e di riforma che è il nostro tormento e la nostra gloria.
E contro gli eccessi di un idealismo impaziente che nella visione dell'umanità e del proletariato di tutto il mondo dimentica le patrie o le considera come anguste ai suoi sogni, e contro quelli degli altri che nel nazionalismo mascherano un ritornante istinto di violenza e di dominio messo a servizio della reazione contro l'umiltà democratica, il partito radicale dovrà far valere il concetto di una patria vista nell'unità organica e vivente della sua tradizione e dei suoi legami di popolo, ma intesa insieme come strumento di più larghi progressi umani.
Concludendo
Io dissi alla Camera, nella discussione del progetto di legge sul suffragio universale: l'Italia colta, fatta consapevole della sua insufficienza, chiama gli analfabeti a salvare la patria. La democrazia, infatti, estende ora il suo processo evolutivo a nuove masse di incolti, di trascurati, di sopravvenienti; nel fresco istinto delle necessità varie di queste masse, nell'opera alacre suscitatrice e direttrice di queste coscienze novelle, l'Italia colta ritroverà, è da sperare, sè stessa. O il popolo nuovo le dà la sua sanità rude o essa dà al popolo nuovo i suoi vizi mentali e morali. Noi, il cui maggiore orgoglio è quello di essere e di sentirci popolo, con queste masse, di mettere ai loro servizi la cultura e l'esperienza acquisita, di servire alacremente all'anima popolare che si cerca e si rivela a sè stessa e conquista la sua vita e la sua storia, noi lavoreremo perchè la prima delle due cose avvenga.
Questo è l'ufficio dei dirigenti; farsi pedagoghi di libertà e di autonomia, portare nell'opera pubblica l'espressione nitida e salda. delle esigenze ed aspirazioni di un popolo che ascende dalla necessità alla libertà, e rinnova e ravviva ascendendo le glorie di una tradizione di coltura che è la traccia luminosa della storia della civiltà europea.
La rampogna che A. Salandra rivolgeva testè al partito liberale «consideri ognuno di noi lo stato di marasma senile in cui la parte nostra è da qualche anno caduta», forse tutti gli altri partiti possono dire a sè stessi. «È tempo che ognuno prenda il suo posto qui dentro, chiaramente e francamente: siamo vicini a una crisi del parlamentarismo; è prossimo il dies irae».
E questa rampogna, è eco di altre più solenni rampogne.
Scriveva, nel 1878, uno dei nostri più insigni, Agostino Bertani:
«Noi, generazione cospiratrice e rivoluzionaria, vittoriosa per la fede nell'ideale di un'Italia redenta, scendiamo a giorni affrettati nel sepolcro, ravvolti nelle bandiere rivendicate; e con noi scompare un'epoca, un insegnamento, e si perdono nel passato le ultime note di un inno, che la storia innalzerà alla virtù di un popolo che volle esser libero e padrone di sè. La generazione che ci segue, guasta dalla dualità del dogma politico, educata all'utile, al tecnicismo scientifico, incalzata dai problemi economici, si difende dallo sgomento del vuoto con l'indifferenza dello spirito e con l'angustia dei concetti; ma la negazione ha periodi brevi e la generazione futura comincerà a impensierirsene».
La generazione nuova alla quale il Bertani volgeva l'occhio e le speranze, al di là di quella che in quegli anni si precipitava nella vita pubblica, è questa che intorno a noi fa le prime prove.