Essa è torbida e irrequieta, litigiosa e veemente, insofferente di disciplina, avida di originalità spuria, raccattatrice di cultura posticcia, per odio delle lunghe vigilie di preparazione; è quello che si poteva attendere da una generazione che non ebbe maestri, che fu dissetata di positivismo e di critica, che imparò a schernire i maggiori e si rispecchiò in D'Annunzio e si disperde in un individualismo senza freni.
E pure non tutta è guasta; e brividi e fremiti di idealismo vi corrono dentro.
Ascolti essa una parola di Giovanni Bovio¹:
¹ Discorso citato in morte di B. Cairoli.
«Quando voi vedete qualche straniero indicarvi le nostre piccole lotte di oggi, le gare personali, lo scetticismo larvato di una classe dirigente che ogni dì scende, e il potere essere conteso fuori delle idee, fuori dei metodi oggettivi, innanzi a un popolo che paga, vota e geme; quando vi si dice che qui il sacerdote è senza Dio, la cultura senza educazione e il cittadino senza obbiettivo pubblico, per concludere che una nazione nata ieri è oggi senza giovinezza, levatevi e costringetelo a voltare la faccia verso Pisa, dove Mazzini muore».
Non lo straniero, oggi, ma noi stessi dobbiamo volgere il viso verso dove Mazzini muore, verso la luce degli ideali civili e sociali che egli ed i suoi grandi contemporanei e seguaci accesero nelle coscienze, inserirono con viva violenza nella vita italiana e dal cui impulso lentamente degradante essa è stata mossa sino ad oggi.
Oggimai quel moto si arresta e langue e la cultura italiana si va oscurando e il carattere e l'animo finiscono per corrompersi se un impeto nuovo di entusiasmi e di ideali non soccorre. Di là dove il pensiero dei creatori della nostra nuova vita nazionale parve discendere nell'ombra, ricominciamo.
A noi non il silenzio, custode delle memorie, che pretestavano tristemente gli ultimi superstiti, a noi la parola e l'azione evocatrici delle memorie, suscitatrici delle speranze. Fughiamo le ombre, ripigliamo la battaglia per la sovranità dell'idea sulla storia, per la democrazia, dalla quale tanta liberazione di umili e concordia di sforzi nel bene si attende ancora. Più felice, fra noi, chi getterà nella lotta più di sè stesso e farà della propria anima ardente la luce sul cammino della folla che sale, che diventa popolo libero, Italia migliore.
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