Il primo Regno d'Italia ha, colla sua completa negazione di libertà politica, coalizzate contro sè stesso le classi pensanti e le classi popolane, unitesi in un giorno nefasto nella trista spensieratezza dell'odio che non ragiona. È un errore ed un pericolo che il secondo Regno saprà certamente evitare. Noi non sappiamo per quali prove la nostra generazione sarà chiamata a passare e di che intoppi lo sviluppo del movimento italiano troverà ancora a sè dinanzi sbarrata la via. Quello che speriamo ed auguriamo è che in nessun caso queste prove e questi intoppi potranno piegare a catastrofi, se da un lato le classi popolari sapranno non ispingere la tentazione della violenza fino agli orrori della crudeltà, e se dall'altro le classi pensanti non abuseranno della passione politica fino a calpestare il sentimento morale.
CONFALONIERI E I PROCESSI POLITICI.
Si possono studiare in due modi, sotto due aspetti diversi, i rapporti fra un individuo ed una società.
La forma più generalmente studiata, quella che seduce per una maggiore precisione di cause ed uno svolgimento più evidente d'effetti, è l'influenza che un uomo esercita sull'ambiente in cui vive, sull'epoca da cui sorge. La forza dominante, in questi casi, appartiene all'individualismo sulla collettività. È il genio che si sprigiona dalle mistiche profondità dell'umanesimo, e combatte e vince fenomeni universali, trasformandoli intorno a sè, obbligandoli a percorrere traccie diverse, a subire leggi nuove, che talvolta si prolungano bene al di là del tempo e dell'ambiente.
Aristotele, Dante, Bacone da Verulamio creano e modificano ambienti sociali nella filosofia, nella letteratura, nella scienza; Giulio Cesare, Carlo Magno impongono al mondo organismi politici, la cui influenza durerà ben più lungamente che la vita degli individui creatori.
Si capisce che questi fatti colpiscano fortemente l'immaginazione degli scrittori; e che una folla di osservatori si stringa intorno a queste esistenze privilegiate, che appunto per la loro scarsità e pei forti contorni della loro fisonomia sono facili ad esaminare e a descrivere, se non facili ad imitare.
Ma ben diverse e più complesse sono le questioni e gli studi, allorchè si passa all'influenza che la collettività esercita sull'individualismo; allorchè si esamina in qual modo agisca un'epoca, con quale forza prema un ambiente sull'educazione, sulle attitudini, sugli istinti, sul pensiero dell'uomo che vi nasce e vi cresce.
Quanti uomini di genio sono soffocati da un'epoca di compressione? quante intelligenze lucide sono sviate o rese incerte da un'epoca di transizione? quanti caratteri robusti ed interi diventano tiranni od ipocriti, sotto la piegatura lenta e costante d'una società frolla, o bacchettona, o crudele? Terribili quesiti, che devono renderci bene indulgenti nel giudicare gli uomini, ben cauti nell'attribuire esclusivamente all'indole loro, deficienze o contraddizioni od eccessi, che talvolta a questa indole furono inoculati da forze estranee, da impulsi irresistibili di responsabilità collettive.
Un uomo può nascere con attitudini spiccate alla scienza od alla letteratura; gli basterebbe un incoraggiamento, un alito di libertà per segnare forse una traccia durevole nei campi dell'intelletto. Invece, si trova in mezzo ad un ambiente di compressione o di scetticismo; un censore ignorante gli mutilerà il suo primo libro; un'accademia formalista gli screditerà il suo trovato; avrà una fiera lotta da sostenere contro un editore avido od un pubblico arido; il genio in formazione si sentirà sfiduciato, schiacciato; l'homunculus si rimpiatterà nel suo germe; Tommaso Grossi farà rogiti di protesto cambiario; Piatti morirà povero e senza fama.
In ogni forma di attività questo fenomeno può manifestarsi; ogni carriera, ogni genio può essere alle prese colle rigide tenacità di un ambiente, può soccombere sotto la mole di un'epoca o di una società. Bonaparte, luogotenente d'artiglieria, trova innanzi a sè il mondo ridotto a frantumi, e diventa il genio della guerra per ricostruirlo a vantaggio suo; Cavour, scrittore di riviste, vede questo mondo bramoso di uscire dai ceppi antichi, e diventa il genio della politica per ricostruire la sua patria a vantaggio della libertà. Supponiamo che quelle due forze, quei due intelletti bisognosi d'azione avessero dovuto svolgersi nell'ambiente chiuso e tirannico in cui s'è trovata l'Europa dal 1815 al 1830; forse Bonaparte sarebbe divenuto colonnello nell'esercito del re di Francia; e il conte di Cavour avrebbe potuto aspirare al posto di direttore generale delle gabelle.