— Per voi è il signor Thorstern - corresse l’altro. — Avete un appuntamento?

— No.

— Senza appuntamento, non riceve nessuno. È molto occupato.

— Noi non siamo nessuno — disse Raven. — Noi siamo qualcuno.

— Non ha nessuna importanza. È un uomo che ha sempre molto da fare.

— Se ha molto da fare vorrà riceverci senza perdere altro tempo — disse Charles.

La guardia corrugò la fronte. Aveva un quoziente d’intelligenza che si aggirava sul settanta, e si lasciava guidare più che altro dal suo fegato. Non voleva usare il telefono per consultare un superiore, dato che forse gli sarebbe giunto un rimprovero. Luì voleva soltanto trovare una scusa ragionevole per allontanare i seccatori. Aveva vinto la prima mano di jimbo-jimbo e voleva ritornare immediatamente alla sua partita.

— Be’ — insistette Charles in tono bellicoso — volete farci aspettare fino alla prossima settimana?

Sulla faccia dell’altro comparve l’espressione disorientata della persona che si vede costretta a prendere una decisione. La scusa plausibile che stava cercando sembrava stranamente introvabile. Rimase con gli occhi fissi alle due persone oltre il cancello, accigliato.

Forse doveva fare qualcosa. I molti affari trattati da Thorstern portavano al castello gli individui più strani, a volte proprio durante la notte. Alcuni erano stati ammessi, altri no. Ed era capitato di aver fatto passare vagabondi e tipi strambi e di aver respinto persone dall’aria importante. Comunque, lui aveva il compito di badare al cancello, non quello di giudicare le persone che venivano a bussare.