Sì inumidì le labbra. — Come vi chiamate?
— I nostri nomi non hanno nessuna importanza — disse Charles.
— Di cosa vi occupate?
— Questa invece è una cosa molto importante.
— Accidenti, non vorrete che riferisca un discorso strampalato come questo!
— Provate — suggerì Charles.
La guardia rimase un attimo a guardare prima uno e poi l’altro, infine tornò verso la porticina e scomparve. I suoi compagni che si trovavano nella piccola stanza lo accolsero con un coro di domande. Le grosse pareti soffocavano il suono delle voci, ma l’onda dei pensieri giunse con chiarezza fin oltre il cancello.
“Non potevi sbrigarti? Ci hai fatto interrompere la partita.”
“Chi sono quei deficienti che vengono a quest’ora? Fra poco sarà più buio che dentro lo stomaco di un gatto.”
“Era qualche persona importante, Jesmond?”