“Non me l’hanno detto” disse la guardia.
Staccò il ricevitore del videofono a muro e aspettò che sullo schermo apparisse la persona da lui chiamata.
Nel giro di pochi secondi, il suo volto si era fatto rosso fiamma e il tono della voce gli si era fatto tremante.
Riappese il microfono e fissò smarrito i tre compagni impazienti che sedevano attorno al tavolo. L’impulso mentale che lo aveva spinto a comunicare la visita dei due sconosciuti era scomparso, ma non se ne rese conto, come non si era reso conto della costrizione.
Uscì dalla porticina e si avviò verso il cancello. — Ehi, voi due, sentite… — Si fermò per scrutare attraverso le sbarre. In quei pochi minuti di assenza la notte si era fatta più cupa. Non si poteva vedere più in là di quattro o cinque metri di distanza. E in quel piccolo raggio visivo non c’era nessuno. Assolutamente nessuno. — Ehi! — gridò verso il muro di nebbia. Ma non giunse risposta. — Ehi! — gridò più forte.
Niente. Al suo orecchio giungevano soltanto il gocciolio dell’acqua che cadeva da una parete e i suoni ovattati della città lontana.
— Imbecilli!
Si avviò verso la porta, ma un improvviso dubbio lo fece ritornare al cancello. Esaminò il catenaccio e scosse le sbarre. Erano chiuse. Guardò verso l’alto. Quattro file di punte acuminate impedivano di scavalcare il muro. — Idioti!
Stranamente a disagio, tornò verso la porticina ed entrò. Immediatamente la bottiglia che stava sul tavolo diventò il centro della sua attenzione. Non pensò che il catenaccio, il punto più forte del cancello, poteva anche essere il più debole. Non si rese conto che anche la più complicata serratura poteva essere aperta da una chiave… o da un oggetto non materiale adatto! L’oscurità si era già fatta completa come se fosse stata tirata una gigantesca serranda attraverso il cielo del pianeta. Nello stretto e lungo cortile che si stendeva dietro il cancello, la visibilità si era ridotta a circa un metro. L’aria umida era satura dei profumi esotici che la nebbia venusiana trasportava sempre dalla foresta.
I due intrusi si fermarono in mezzo al cortile. Nella parete alla loro destra si apriva un grande portone borchiato. Anche se perfettamente nascosto dalla densa coltre di nebbia, loro sapevano che esisteva: si avvicinarono per esaminarlo.