— Al cancello hanno messo una serratura con quattordici tipi di seghettatura. Poi l’hanno collegata a una suoneria di allarme contro chi volesse forzare, e alla fine hanno inserito un contatto che interrompe l’allarme per tutto il tempo in cui la guardia deve parlare con quelli che si trovano all’esterno — disse Charles. Poi sogghignò. — Un modo di essere ingegnosi che rasenta l’imbecillità.

— Non mi sembra — disse Raven. — Il congegno è fatto per difesa contro quelli della loro razza, mutanti o no. Per difendersi dai Deneb, o da esseri come noi, il problema è completamente diverso. Thorstern e tutti i suoi amici perderebbero il loro tempo se volessero cercare di risolverlo.

— Forse hai ragione. Secondo il concetto difensivo di questo mondo, il cancello rappresenta qualcosa di invalicabile. — Charles spostò lo sguardo verso la grossa porta e lo stipite che la circondava. — Vedi anche tu quello che vedo io?

— Sì, immediatamente dietro la porta c’è un invisibile raggio di luce che attraversa il passaggio. Aprendo il battente si interrompe il raggio, e subito entrerebbero in azione tutti i campanelli d’allarme.

— Tutto per farci perdere tempo — borbottò Charles, seccato di dover superare delle difficoltà di poco conto. — Sembra che lo abbiano fatto apposta. — Si guardò la pancia. — Ecco cosa ci è d’intralcio — aggiunse con amarezza — il nostro travestimento! Se non lo avessimo, potremmo entrare senza tante difficoltà.

— Potevamo dire la stessa cosa qualche minuto fa. Abbiamo a che fare con degli uomini, e di conseguenza dobbiamo agire come loro. — Raven studiò Charles e sorrise divertito. — Siamo degli uomini, vero?

— No… certe sono donne.

— Sai perfettamente cosa voglio dire. Siamo uomini e donne.

— Certo. Però a volte… — Charles si interruppe e corrugò la fronte. — Questo mi ricorda un pensiero ricorrente, David.

— Quale?