— Hanno detto di voler parlare con voi.

— Non vedo per quale motivo li dovrei accontentare. Oltre tutto creerebbe un precedente e darebbe libero accesso a tutti quelli che riescono a superare le mura del castello. Credono che possa restare sempre a disposizione di tutti?

— Non so, signore.

L’interlocutore non inquadrato cambiò idea. — Oh, be’… purché questa occasione non serva da pretesto per occasioni future, potrei anche sentire cos’hanno da dire. Per quanto improbabile, è possibile che apprenda qualcosa di utile. Mi saprò regolare meglio, molto meglio, se scoprirò che mi stanno prendendo in giro.

— Certo, signore — annuì la faccia, servile, poi sparì dallo schermo e si fece avanti un individuo dal viso largo e quadrato. Thorstern, che aveva superata la mezza età, aveva i capelli bianchi e grosse borse sotto gli occhi; il suo aspetto era simpatico e virile, e i suoi lineamenti rivelavano chiaramente uno spirito intelligente e ambizioso.

Thorstern fissò prima Charles, scrutandolo dalla testa ai piedi, poi girò lo sguardo. — Io vi conosco — disse senza mostrare la minima sorpresa. — Qualche minuto fa mi hanno consegnato la vostra fotografia. Voi siete David Raven.

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Raven continuò a fissare lo schermo, senza scomporsi.

— Come mai avete voluto una mia foto?

— Non sono stato io a chiederla — rispose Thorstern, troppo pronto per lasciarsi sfuggire un’ammissione. — Mi è stata consegnata dalle autorità, che su questo pianeta agiscono con vera efficienza. In questo momento la vostra foto circola in ogni angolo della città. Pare che la polizia abbia una gran voglia di mettervi le mani addosso.