— Chissà poi perché — disse Raven, fingendosi stupito.
Thorstern tossicchiò per schiarirsi la voce. — Una persona con la mia posizione sociale si troverebbe in grande imbarazzo se si venisse a scoprire che ha dato asilo a un ricercato. Quindi, se avete qualcosa da dire, non perdete tempo. Non ne avete molto a disposizione.
— E poi?
Thorstern si strinse nelle spalle. Aveva l’espressione che poteva assumere un imperatore romano nel gesto del pollice verso.
— La polizia verrà a prendervi, così non avrò responsabilità di sorta.
Il tono della voce dimostrava la massima sicurezza. Thorstern non voleva certo nascondere che lui poteva manovrare la polizia a suo piacimento, al punto che, se lo avesse voluto, avrebbe potuto far eliminare una persona trincerandosi dietro la solita e banale scusa della resistenza all’arresto.
E, per la verità, Thorstern aveva davvero simili poteri.
— Siete un uomo molto in vista — disse Raven, ammirandolo apertamente. — Peccato che vogliate insistere nel prendere parte a tutti i disordini in corso.
— E voi siete impertinente — disse Thorstern. — Lo so che sperate di confondere le mie idee e di farmi irritare. Ma non sono tanto ingenuo. Le emozioni incontrollate sono un lusso che solo gli stupidi possono permettersi.
— Comunque, non avete negato l’accusa.