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Il divertimento cominciò non appena mise piede nella strada. Difficilmente avrebbe potuto essere più tempestivo, ma naturalmente mancava di quella finezza che sarebbe stata ovvia se gli organizzatori fossero stati messi in allarme con maggiore anticipo e avessero avuto più tempo per prepararsi. Un poco più di libertà d’azione, e ci sarebbe scappato il morto. Stando così le cose, la tattica studiata al momento guadagnava certo in rapidità, ma perdeva nella precisione.
Raven uscì con decisione dalla porta dell’edificio che ospitava i Servizi di Sicurezza e fece un cenno a un aerotaxi che passava sopra di lui. Il mezzo fece una cabrata per scendere al livello del traffico sottostante e si posò sulla strada con un leggero sobbalzo elastico.
Il taxi era una sfera trasparente, montata su un anello di sfere più piccole studiate per assorbire gli urti degli atterraggi. Non aveva ali, reattori o eliche. Era l’ultimo modello di veicolo antigravità e costava circa dodicimila crediti, ma il conducente non si era preso la briga di sottoporsi a un trattamento depilatorio che costava una cifra irrisoria.
Mentre apriva la portiera, l’autista dall’espressione bovina si profuse in inchini di tipo tutto professionale, finche non si accorse che il cliente non si decideva a salire. I sorrisi sparirono lentamente dalle labbra. Corrugò la fronte e con un’unghia spezzata si grattò il mento ispido.
— Ehi, voi — disse con voce rauca — se non mi sbaglio, mi avete fatto segno di…
— State zitto fino al momento in cui sarò pronto a salire — lo interruppe Raven restando fermo sul marciapiede, a circa tre metri dal veicolo. I suoi occhi non fissavano niente in particolare e il suo sguardo si perdeva lontano, come se Raven stesse ascoltando un rintocco di campane lontane, con una sensazione di fastidio.
Il tassista accentuò il cipiglio e si diede un’altra grattata al mento, fornendo un’ottima imitazione sonora di un meccanico spaziale che passasse la carta vetrata su un venturimetro. Aveva il braccio destro ancora teso e teneva la mano appoggiata alla portiera. Qualcosa agitò la manica, come se fosse stata colpita dal soffio invisibile del vento. Ma lui non se ne accorse.
Raven riportò l’attenzione al taxi, fece qualche passo in avanti, ma non salì.
— Avete un fusore? — chiese.